La riprensione fatta al mio Tartaro non fu senza effetto: spaventato dalla maniera con cui gli aveva parlato, mi diede la stessa sera una squisita cena, ed all'indomani eravamo già in cammino alle sei ore. La strada andava ad O. N. O. in mezzo alle montagne. Alle sette ed un quarto lasciavasi a destra Altonntasch, villaggio ove potevamo arrivare il giorno avanti, se i Tartari non fossero così infingardi. Si ripiegò allora al N. N. O. sempre in mezzo alle montagne, ed attraversando una foresta: ma avanti mezzogiorno fummo costretti d'abbandonare i nostri cavalli che perivano. Un'ora dopo scesi un lungo pendio, al di cui piede scorre un fiume che va da mattina a settentrione, e che si passa sopra un ponte. Dall'opposta riva s'inalza subito un altro ripido poggio, ma meno lungo del precedente, di dove scendesi in una larga valle; ed arrivai verso le tre ore e mezzo a Mitaïeh, bella e ragguardevole città, capitale della provincia di Nadoulia o Natolia, e residenza di un Pascià. È posta sul pendio d'una montagna, e le case fatte parte di muro e parte di legno, sono tutte dipinte, con grandi finestre, terrazze, e generalmente unite a' giardini che loro danno un bell'aspetto: ma le strade, almeno quelle che io vidi, sono sudice, mal selciate, e nel mezzo ingombrate da un rigagnolo di acqua limacciosa. Osservai due mercati abbondantemente provveduti di frutti e di legumi; e seppi che la carne è buona ed a buon prezzo, come pure le farine. Sono notabili alcuni belli edificj e molte moschee. La montagna che signoreggia la città è coronata da un antico castello.
Le carrette che si adoperano in questo paese tirate dai buoi o dai bufali sono in modo strette, che appena possono ricevere comodamente due persone. Piccola è la specie de' buoi, con corna tanto corte quanto quelle de' buoi della costa di Barbaria; ma all'opposto i bufali sono alti ed armati di grandissime corna. Questi animali servono pure alla coltivazione; come avevo veduto in Antiochia alcuni buoi servire da bestie da soma.
Giovedì 15 e Venerdì 16.
Il mio condottiere mi costrinse a restare a Kutaïeh due giorni, protestando di non trovare cavalli. Approfittai di questo ritardo per visitare la grande moschea, antico e vasto edificio di una singolare costruzione, e di forma quadrata, diviso in due navi eguali da una linea di colonne che dalla porta va fino al fondo. Si andava riedificando in tempo del mio passaggio, aggiugnendovisi un ordine di tribune in giro. Questa singolarità unita alle pitture che abbelliscono l'interno dell'edificio mi sorprese in maniera, che mi credeva trasportato in un teatro d'Europa.
I ruscelli che scorrono per le strade sono veri torrenti, sui quali il bisogno di passare da un lato all'altro, fece fare dei ponti di legno. Le strade sono sempre piene di oche, di anitre e di cani.
Sabato 17.
Partii il giorno 17 alle nove ore e mezzo del mattino; e dopo avere attraversato il piano al N. mi trovai verso le dieci ore in una campagna sparsa di colline. Fu duopo passare due volte il fiume Poursak, che scorre all'O. poi a N. E. Sortendo da una bella moschea attraversata dalla strada, mi diressi al N. O. in mezzo alle montagne, e dopo tramontato il sole scesi per un ripido pendìo sul piano, ove trovai un casale quasi tutto costruito di legno, detto Yea Ouglou.
Domenica 18.
Il sole nascente ci vide partire. Sortendo dal casale avevamo in faccia un'angusta valle coperta di gelicidio, dalla quale ci separava soltanto un fiume. In mezz'ora eravamo giunti all'estremità della valle tenendo sempre la direzione di N. N. E., ed omai saliti sulle montagne, quando ci trovammo quasi senz'avvedercene imbarazzati in così fitta macchia, che quantunque il cielo fosse affatto sereno, ed il sole splendesse di tutta la sua luce, ci sembrava talvolta che non fosse ancora giorno. Nulladimeno di tratto in tratto trovavansi dei sorprendenti colpi d'occhio, e ridenti situazioni rinfrescate da zampilli e ruscelletti d'acque freschissime. Molti di questi ruscelli erano abbelliti da piccoli frontispizj dovuti alla pietà musulmana; ciò che dava l'apparenza di giardini a questi luoghi selvaggi. Finalmente vidi Stuhout in una bassa valle, ove arrivammo scendendo un ripido pendìo ad undici ore del mattino.
Questo villaggio quantunque piccolo, mi parve ricco. È circondato da ogni banda da giardini e da vigne, i di cui prodotti vengono dagli abitanti trasportati a considerabili distanze. Trovandosi abbastanza ricchi si prendono cura di avere case appariscenti, e ben addobbate: le fisonomie di questa gente non hanno la dolcezza di quelle dei Caramani: hanno il naso grosso, e sono generalmente tetri, tristi, cupi e diffidenti, come gli Ebrei tra i Musulmani. Il fiume Sakaria non passa per Souhout come l'indicano le carte.