L'ostinata pigrizia del mio condottiere mi obbligò a trattenermi fino all'indomani, malgrado il desiderio che avevo di giugner presto a Costantinopoli.

Lunedì 19.

Erano le sei del mattino quando ripresi il cammino col mio seguito. Da principio si andò verso N. N. O. a traverso le montagne; indi seguendo per qualche tratto la direzione della cresta d'una montagna; si discese poi in una valle angusta e profonda divisa da un fiume, passato il quale entrammo ad undici ore in Verzirkhan, villaggio situato sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene segnato nelle carte, e abitato solamente da cristiani greci.

Riposatomi pochi istanti, ripresi a mezzo giorno la direzione al N., poscia al N. N. O. in mezzo a giardini e piantagioni di gelsi bianchi che cuoprono la valle: si dovette in appresso salire e scendere un'alta montagna, alle di cui falde la strada piega all'O. Arrivammo alle due ore ed un quarto a Lefkie, che trovasi in fondo ad una valle lungo la quale scorre un piccolo fiume.

In sul far della sera soppraggiunse un ufficiale di Mehemed Ali pascià d'Egitto, apportatore al governo della notizia della ritirata degl'Inglesi. Essendo venuto a trovarmi, sgridai in sua presenza i miei Tartari, i quali contavano d'impiegare ancora quattro giorni per condurmi a Costantinopoli, ed ottenni la promessa di arrivarvi in due.

Martedì 20.

Per non mancare di parola si posero in viaggio a tre ore del mattino verso O. N. O. Si passò il fiume sopra un ponte lontano mezz'ora dal villaggio, ed in breve eravamo alle falde delle montagne che dovevamo sormontare per andare a Nicèa. Malgrado l'asprezza della strada, camminavamo speditamente, attraversando rupi e burroni, e spesse volte sull'orlo di spaventosi precipizj; fortunatamente la luna vicina al meridiano rischiarava perfettamente la strada. Entravamo in Nicèa al levare del sole.

Questa città, celebre tra i cristiani pel concilio tenutovi l'anno 324 di Gesù Cristo, è come Antiochia, un piccol luogo chiuso da vaste antiche mura, tagliate da magnifiche porte. È situata sull'estremità occidentale d'un lago, in mezzo ad infiniti giardini.

Appena ricambiati i cavalli si proseguì il viaggio lungo la riva del lago accompagnato ancora dai domestici dell'ufficiale di Mehemed-Alì.

L'acqua del lago è dolce e bevibile. Questo lago di forma irregolare prolungasi da levante a ponente, e può avere cinque in sei leghe di lunghezza sopra mezza lega di larghezza. È circondato di montagne da ogni banda, tranne un piccolo piano al N. E. lungo il quale si camminò circa un'ora e mezzo.