Alle undici ore si ripigliò la direzione del N. e del N. O. attraversando montagne coperte di arbuscelli, e dalla cui sommità scoprivasi il lago in tutta la sua estensione. Eravamo intenti a così bella veduta quando il sole si coperse improvvisamente di nubi, e nell'istante medesimo incominciò a piovere dirottamente. Scendevamo allora per un ripido pendìo, che il terreno argilloso, e la pioggia facevano sdrucciolevole: il mio cavallo cadde, e mi prese sotto una coscia, malgrado gli sforzi da me fatti per sostenerlo; ma perchè la caduta si fece in due tempi, ed abbastanza lentamente, non mi cagionò verun male: questa è la sola caduta ch'io facessi in tutti i miei viaggi dell'Affrica e dell'Asia.
Poco dopo il mezzo giorno si attraversò un casale, indi un magnifico ponte, di dove essendo scesi in una valle si andò a seconda di due fiumi che si dovettero attraversare più volte. Ma appena usciti dalle sinuosità dei fiumi ci trovammo sopra un argine antico fatto in mezzo ad una palude, a poca distanza del quale trovasi il villaggio d'Herseck vicino al mare. Colà c'imbarcammo coi nostri cavalli per tragittare il golfo d'Isnikmid, che si profonda alcune leghe entro terra, e che in questo luogo può esser largo quattro in cinque miglia.
Siccome avevamo il vento contrario, il battello, o kaick, come vien detto in paese, dovette correre una bordata di mezz'ora all'E. ed una seconda di tre quarti d'ora a N. O. per giugnere sull'opposta riva. Si sbarcò nel porto di un piccolo villaggio, ove danno fondo quasi tutti i battelli che fanno questo tragitto.
Di qui continuando il cammino tra le montagne, giugnemmo alle otto della sera ad un altro villaggio. I miei Tartari calcolavano di fare in tre giorni il viaggio fatto in questo solo giorno.
Mercoledì 21 ottobre.
Allo spuntar del sole la nostra gente si pose in cammino coi più cattivi cavalli ch'io vedessi mai; e perciò facevasi poco viaggio. Da principio si seguì la riva del mar di Marmara nella direzione dell'O. N. O.; e riconobbi subito le isole de' Principi poste a piccola distanza dalla spiaggia. Essendo in seguito passati per molti villaggi, ed attraversata una specie di necropoli, ossia un vasta campagna di sepolcri, si arrivò finalmente a Scutari, o Scondar, ad un'ora e mezzo dopo mezzo giorno, ov'io smontai ad un caffè.
In tempo della mia dimora in Europa aveva contratta amicizia col Marchese d'Almenara, che adesso era ministro della corte di Spagna a Costantinopoli. Gli diedi avviso del mio arrivo, ed all'istante questo ragguardevole amico mi mandò il suo dragomano, domestici e battelli per attraversare il Bosforo; e spinse la gentilezza fino a darmi un appartamento in propria casa, ch'egli mi aveva fatto preparare alla turca, onde non contrariare le mie abitudini.
CAPITOLO LI.
Descrizione di Costantinopoli. — Il Bosforo. — Il Porto. — L'Arsenale. — Pera. — Top-Hana. — Galata. — Strade di Costantinopoli. — S. Sofia. — Uscita del Sultano ogni venerdì. — Le Moschee. — Eyoub. — Reliquie del Profeta. — Serraglio, o palazzo del Sultano. — Vetture. — Hippodromo. — Castello delle Sette Torri. — Mura.
Costantinopoli fu visitata da tanti curiosi, che io non prenderò a descriverla. Pure perchè sarebbe fuor di luogo il non parlare di così grande metropoli dopo avervi dimorato alcun tempo, e perchè altronde a molti dei miei lettori non sarà discaro il trovar qui uno schizzo di questa città, descriverò brevemente quello che ho veduto. Io rappresenterò gli oggetti quali si presentarono a' miei occhi, senza farmi carico di quanto hanno potuto dirne gli altri viaggiatori; e siccome avanti d'entrare in questa città, sono rimasto alcuni giorni a Pera presso il signor Ambasciatore, incomincerò a parlare delle cose vedute in questo luogo.