Il sobborgo di Galata, che si unisce a quelli di Top-hana, e di Pera, è grande, popolato assai, e chiuso da una muraglia che tocca le case degli adjacenti sobborghi. Lo attraversa dall'una all'altra estremità una strada lunga più d'un quarto di lega, ma sucida, mal selciata, e quasi tutta fiancheggiata da botteghe di commestibili. Le case quasi tutte di legno inspirano tristezza. Si andavano rifabbricando le case consumate da un incendio nel precedente anno.
La chiesa greca di S. Dimitri è composta di tre piccole navate ben proporzionate, e sostenuta da colonne di legno coperte di stucco imitante il marmo. Il santuario non ha ornamenti, ed il tempio è oscuro. Mi fu detto essere questa una delle più belle chiese greche della capitale.
Il passeggio degli abitanti di Costantinopoli è il Cimiterio, che i cristiani dicono Campo dei morti. Non può quindi essere molto allegro, ma signoreggia parte della Città e del Bosforo, e vi si gode una maravigliosa veduta. Da questo lato trovasi pure una bella caserma, altra volta abitata dalle truppe regolari e disciplinate all'europea, che chiamavansi Nizàm Djidid; ma queste truppe più non esistono.
Per andare da uno di questi sobborghi a Costantinopoli si attraversa il porto con una piccola scialuppa con uno o due rematori, e si sbarca in luoghi coperti, dove vedonsi ammucchiate le une sulle altre molte scialuppe. Questi magazzini sono di legno, e vi si entra senza sbarcare. Sulla porta di questi edificj dalla banda di terra trovansi sempre cavalli da nolo sellati per portare subito i viaggiatori ove vogliono, per istrade sporche, scoscese, e fiancheggiate da ambo i lati da officine e case di legno coperte di vivi colori, ma senza essere a filo, e formanti le une colle altre angoli entranti e salienti senza veruna uniformità: vi si vendono commestibili, confetture, tabacco, droghe, ec.
Io fui alloggiato in un bellissimo Khan fatto con pietre tagliate; senz'altra compagnia che quella del mio dragomano turco, dello schiavo, e di un giannizzero. Il dragomano era un uomo singolare; nato cristiano nell'Albania erasi portato in Europa per istudiare la medicina. Dopo avere viaggiato cinque anni per questo motivo in Italia, in Francia, in Germania, soggiornò due anni a Vienna col primo medico dell'imperatore Giuseppe II nel palazzo di questo Principe, col quale ebbe più volte l'onore di parlare. Era in allora vestito all'europea: giunto a Costantinopoli erasi fatto musulmano, ed a quest'epoca non aveva di che vivere. La sua conversazione aveva qualche cosa di straordinario. Siccome io non parlo il linguaggio turco, ed egli non sapeva l'arabo, adoperava un latino maccaronico misto d'italiano. Quantunque nelle scuole de' cristiani non imparassi l'alchimia, studiai per altro non so perchè, il latino; imperciocchè, non avendo mai fatto uso di questa lingua, non la parlo meglio del dottore albanese: il suo era un latino italianizzato, il mio un latino arabo. Dietro queste nozioni figurisi il lettore quali potevano essere i miei discorsi con un uomo che univa ad una istruzione confusa una mescolanza di stravaganti chimere dell'immaginazione. Egli credeva per modo d'esempio, che l'aria sia popolata di spiriti o di uomini invisibili, che hanno una diretta azione sugli uomini, e che formano una specie di fratellanza con alcuni mortali, ec. Del rimanente era un buon uomo e senza rigiri.
La grande moschea di Aya Sophia, antica cattedrale di S. Sofia, è un magnifico edificio; la vasta sua cupola ad arco stiacciato, circondata da mezze cupole produce un maraviglioso effetto. Non prenderò a farne la descrizione, perchè già fatta da molti viaggiatori. I cristiani vi possono avere accesso, come in tutte le altre moschee di Costantinopoli, col permesso del governo, che facilmente si ottiene. I muri sono incrostati di marmo, e le colonne bastantemente conservate, ma il tetto incomincia a guastarsi. La tribuna del Sultano è tutt'altro che bella: è una specie di gabbia sostenuta da quattro colonnette, e circondata da griglie dorate.
Ciò che reca maraviglia è il vedere questo tempio ingombrato da una quantità di bastoncelli, e di canne posti lungo le muraglie ed intorno ai piloni; pezzi di tela, come lenzuoli, tovagliuoli, ec. sospesi, onde formare una specie di separata tribuna, ove non possono entrare che i proprietarj per fare la preghiera o per leggere: la qual cosa forma in chiesa una ridicola specie d'accampamento. Nell'angolo di N. O. della navata principale si vede una magnifica giara di marmo elegantemente lavorata, che tien luogo di fonte. È pure notabile un tramezzo di marmo in forma di paravento, assai ben fatto, ed imitante il legno che trovasi in una delle loggie superiori.
Un venerdì vidi andare alla preghiera il sultano Mustafà nella moschea Sultan Djèámi, o moschea del Sultano, posta in faccia ad una delle porte del serraglio. La strada che per recarvisi doveva il Sultano attraversare, era fiancheggiata da due linee di giannizzeri dalla porta del serraglio fino a quella della moschea. Il mio dragomano ed il mio giannizzero non volevansi avvicinare perchè al solo nome del Sultano tutti tremano; io invece attraversai le linee e passai nel cortile della moschea, ove mi posi nella più vantaggiosa situazione per vedere S. Altezza.
Arrivarono prima a varie riprese molti personaggi della corte circondati da domestici a piedi, e montati sopra bellissimi cavalli riccamente bardati, scendevano alla porta della moschea, ed i domestici prendevansi cura dei cavalli.
I giannizzeri, come gli altri turchi, portano una lunga veste ma di color diverso, come ognun vuole, col solo segno distintivo di una ridicola berretta di feltro bianco-grigia, che pende per di dietro; e copre loro la schiena; e sul davanti una piastra di metallo che viene come a cadere sopra la fronte, e chiude come in un astuccio un grossolano cucchiajo di legno che ogni giannizzero è obbligato ad aver sempre presso di sè. Marciano senz'armi non avendo che una mazzetta in mano.