Vidi poi arrivare dieci cavalli del Sultano tutti assai alti, e di diverso pelo, coperti di grandi gualdrappe riccamente lavorate in oro ed argento, e di selle con sopra magnifiche stoffe.

Il Sultano montato sopra un superbo cavallo giunse poco dopo preceduto da una trentina di guardie Bostandgi armate di piccole alabarde dorate. Stavano a' suoi fianchi quattro ufficiali, che potrebbero chiamarsi ventole del Sultano, perchè colle immense penne che hanno sul capo nascondono in modo la persona di S. Altezza, che riesce difficile il vederla; pure io la vidi perfettamente in volto, e lo guardai col mio occhialino finchè mi fu possibile. La figura del suo volto è lunga assai, ed anche il naso quantunque un po' rivolto all'insù; ha gli occhi grandi, e la pallidezza del suo colore non è rotta che dalle due pommelle rosse delle gote; parvemi piuttosto d'alta statura, smilzo, ed assai vivace. Aveva una semplice pelliccia, ma il turbante era ornato di una ricchissima rosa di brillanti assai grossi e di una luce vivissima. Entrando nel cortile del tempio fece un leggier saluto, portando la mano destra al petto, e guardando a diritta ed a sinistra. Regnò un profondo silenzio finchè il Sultano giunse alla porta del tempio; ove tostochè smontò, una dozzina d'uomini ch'erano presso alla porta fecero alcune grida di vivat.

Teneva dietro al Sultano il capo degli Eunuchi negri, il cui aspetto è veramente orribile; era riccamente vestito, e montato sopra un bellissimo cavallo simile a quello del Sultano, ed anch'esso circondato dai suoi domestici a piedi. Salutava passando a destra ed a sinistra con una tale misurata precisione, che sembrava un automa.

La stesso giorno andai a fare la preghiera del mezzodì a S. Sofia. Non vi si fa alcuna cerimonia particolare, e solo dopo l'orazione vidi un dottore montare sopra un alto pulpito, e fare seduto un lungo sermone. Mentre io stava divotamente ascoltandolo, l'ufficiale capo della tavola del capitano Pascià, che io aveva conosciuto in Alessandria, mi si accostò, e mi diede infinite prove d'attaccamento baciandomi le mani ed i piedi.

Le altre più ragguardevoli moschee di Costantinopoli sono:

Il Tourbèh, ossia sepolcro del sultano Abdoulhamid, padre dell'attuale sultano Mustafà; bella cappella ottagona, ove viene riverita entro una nicchia una pietra nera guernita d'argento, sopra la quale conservasi l'impronta dei piedi del Profeta, come in una piastra di cera molle.

La moschea Yenid Djeàml ornata di bellissimi marmi è una perfetta copia di S. Sofia.

Il Tourbèh, o sepolcro del sultano Soulimen, elegante cappella ottagona somigliante a quella di Abdoulhamid, sebbene meno magnifica, è situata in mezzo ad un piccolo giardino, accanto alla moschea detta Soulimania. Per recarvisi si passa sopra un terrazzo che signoreggia una parte della città, il porto ed il sobborgo di Galata, ec.; indi dopo avere attraversato un vasto cortile abbellito da una loggia sostenuta da colonne di granito rosso, si entra nel corpo della moschea, ricco di quattro grandiose colonne dello stesso granito e di altri marmi di diverse qualità che ne coprono le interne pareti. In un angolo del tempio un certo qual missionario seduto in terra predicava al numeroso popolo che gli stava intorno affollato.

Non cede alle altre in bellezza la moschea del sultano Ahmed, i di cui quattro piloni, che sostengono la cupola centrale, sono incrostati di marmo bianco scannellato; la tribuna del Sultano è sostenuta da molte colonnette, tra le quali vedonsene alcune di una bella breccia oscura, ed una di verde antico. Anche nella corte trovansi diverse colonne di granito rosso di una non comune grandezza. In questa moschea il Sultano suole recarsi due volte all'anno, per la Pasqua, e per il giorno natalizio del Profeta, perchè la sua posizione riesce comodissima a tutto il suo seguito, che può allargarsi nell'Hippodromo accanto alla moschea.

La moschea del Sultano Maometto II, che conquistò Costantinopoli, è pure un ragguardevole edificio. Quand'io andai a vederla i portici del cortile erano pieni di piccole botteghe di mercerie, ove i mercadanti gridavano come in un mercato, e nell'interno della chiesa gridavano ancora più forte cinque o sei predicatori. Il turbeh, o sepolcro del Sultano posto accanto alla moschea in mezzo ad un piccolo giardino, è una semplice cappella di mattoni, ma il catafalco è coperto da un ricchissimo tappeto. La cappella ed il marciapiede erano affollati di donne che venivano a visitare il sepolcro.