Elegante è la moschea Osmania, ma meno grande delle altre.

Sortendo dalla città verso il porto trovasi ad un quarto di lega di distanza un gentile palazzo del Sultano, passato il quale si giugne al sobborgo d'Eyoub posto lungo la riva del canale del porto. Diede il suo nome a questo sobborgo un santo discepolo del Profeta, venerato come il protettore di Costantinopoli, e le di cui ossa furono miracolosamente trovate nello stesso luogo. Nella moschea di questo sobborgo vien cinta la sciabla al nuovo Sultano; lo che tien luogo della coronazione dei monarchi in Europa. L'ingresso di questo tempio essendo assolutamente vietato a tutti gl'infedeli, niuno lo descrisse, onde cercherò di supplirvi.

Dopo avere attraversata una piazza irregolare si entra nell'edificio, consistente in un cortile al centro, nella moschea alla diritta, e nella cappella dall'altro lato, ove trovasi il sepolcro del santo. Questi edificj sono incrostati di marmo dall'alto al basso, tanto le pareti quanto il suolo.

Il cortile ha la figura d'un paralellogramo, e da tre bande è circondato di portici. Nel centro s'inalzano due pioppi, le cui frondi ombreggiano tutto il cortile.

La moschea non è diversa da tutte le altre moschee imperiali di Costantinopoli, vale a dire che come quella di S. Sofia, è formata di una gran cupola sopra un quadrato; ma questa ha due particolari cose che la distinguono: la prima che i piloni posti agli angoli del quadrato sono assai sottili; che la cupola è sostenuta da sei piloni cilindrici in forma di colonne ai tre lati del quadrato; e che sul muro del fondo si alza una mezza cupola formante una cappella ove trovasi il mehereb, o nicchia dell'Imano: la seconda particolarità si è che la tribuna del Sultano non è come nelle altre moschee alla diritta del mehereb, ma alla sinistra. I muri sono tutti incrostati di rarissimi marmi; il suolo coperto di ricchi tappeti, ed un gran numero di lampade e di candelabri di cristallo e d'argento, ova di struzzo, noci di cocco, ed altri minuti ornamenti tutti guarniti di preziosi metalli e smaltati de' più bei colori, vedonsi sospesi all'altezza di sette in otto piedi.

Nel lato opposto al cortile trovasi una sala ornata di tappeti e di soffà, e di varie iscrizioni che ne ricoprono tutte le pareti. In una piccola nicchia formata nella grossezza del muro della sala viene custodito un pezzo di marmo vergato bianco, e nero che ha l'impronta del piede del Profeta; ed è quella ch'io vidi meglio segnata in tutti i monumenti di tal genere da me veduti ne' miei viaggi. Questa sala è per così dire l'anticamera della cappella, ove conservasi il sepolcro del santo.

La cappella illuminata da belle finestre forma un piccolo tempio coperto di una elegante cupola; le pareti sono coperte d'iscrizioni come quelle dell'anticamera, ed il catafalco del santo posto in mezzo è coperto di una ricca stoffa, e circondato da un cancello d'argento. Dalla banda del capo evvi uno stendardo ripiegato nel suo fodero, che è l'insegna distintiva del discepolo del Profeta: nell'opposto lato trovasi il pozzo da cui si attinge l'acqua con un secchio d'argento che si beve con bicchieri dello stesso metallo; e si vuole che quest'acqua sia miracolosa.

Dopo aver lasciate nell'interno abbondanti elemosine, ed altre alla porta sempre assediata da qualche centinajo di poveri, non molto incomodi a dir vero, perchè essendo registrati non si presenta a chiedere l'elemosina ai fedeli che il solo capo. Non lasciai di visitare il sepolcro della madre dello sventurato Selim III, che consiste in un piccolo tempio incrostato di marmi preziosi, ed ornato al di dentro ed esternamente da colonne e da mondanature del più squisito gusto. Riceve la luce da molte finestre con inferriate dorate; ed ha in sul davanti un vestibolo sostenuto da belle colonne di marmo screziato.

Osservai pure molte altre moschee famose pel loro nome, ma di poco pregevole architettura. A lato alle moschee trovansi i sepolcri de' personaggi illustri, le biblioteche, le scuole, gli ospizj de' poveri, i Khan pei viaggiatori, gli ospitali, ed altri pii stabilimenti, che tutti furono già descritti da altri viaggiatori.

Ho pure voluto vedere una casa, nella cui maggior sala sono disposti i mausolei di una famiglia che possiede alcuni peli della barba del Profeta, tesoro infinitamente più prezioso di tutte le ricchezze dell'India. Questa reliquia si espone alla pubblica venerazione in una cappella situata di faccia ai mausolei. Quand'io entrai, un ministro mi presentò un piattello con un cuscinetto coperto di differenti pezzetti di stoffa paonazza, che spargeva un gratissimo odore: dopo avermi fatto venerare il piattello, mi toccò a più riprese gli occhi, la fronte, il naso e la bocca con un capello steso sopra un pezzo di cera nera, e recitando alcune preghiere ad ogni suo toccarmi, mentre io mi teneva nel più esemplare raccoglimento: dopo di che feci la mia preghiera, e depositai l'offerta, che parve al ministro abbastanza ragguardevole perchè si degnasse esibirmi di ricominciare la ceremonia del piattello, e del capello, che accettai di buon grado, come un singolar favore. Mi diede in oltre una piccola bottiglia d'acqua entro la quale erano stati bagnati i santi capelli, e partii colmo di gioja. I capelli che mi si fecero toccare erano alquanto rossicci, torti, forti, della lunghezza di due dita traverse. Avvezzo a riflettere su tutto quanto mi accadeva, non potei in questa occasione dispensarmi dall'ammirare il miracolo della divina Provvidenza, che si degnò di rendere una intera famiglia ricchissima col solo prodotto d'una piccola ciocca di capelli!