Piegando al nord al luogo delle mura della città, esaminai le opere che difendono dalla banda di terra la capitale dell'Impero. I suoi mezzi di difesa riduconsi ad una fossa quasi affatto colmata, e ridotta a giardini; una prima linea di mura assai bassa, a guisa di parapetto; una seconda linea di più alte mura, ed una terza linea interna ancora più alta, e fiancheggiata da torri altissime.

Queste tre linee di muraglie a scaglioni, coronate di feritoje hanno certa quale imponenza perchè presentano tre ranghi di fuoco; ma che non potrebbero resistere al fuoco ben diretto dell'artiglieria del nemico, il quale avrebbe inoltre il vantaggio di avvicinare le sue artiglierie coperto dalle colline, e dalle siepi dei giardini che vengono fino al piede delle mura. Costantinopoli non sosterrebbe più di otto giorni l'attacco di un'armata di terra. Altronde in uno spazio molto considerabile tra la porta di Adrianopoli, e quella di Top, come pure in un'altra parte tra quest'ultima porta ed il castello delle Sette Torri, i tre ordini di mura sono affatto ruinati, e rimpiazzati da una sola, che sembra piuttosto una semplice muraglia d'un ricinto, che un bastione di una immensa città. Tutto il rimanente delle mura cade pure in rovina.

CAPITOLO LII.

Cisterna di Filossène. — Colonna di Costantino. — Mercato delle donne. — Bezesteinn, o grande Bazar. — Quartiere del Fanale. — Alai Kiksoe del Sultano. — Punta del serraglio. — Riva del Mar di Marmara. — Caserma de' bombardieri. — Casa di piacere del Sultano. — Illuminazione del Ramadan. — Festa del Beyrom, o della Pasqua. — Acque di Costantinopoli. — Carattere dei Turchi. — Divertimenti. — Donne. — Clima.

La Cisterna di Filossène fatta a' tempi di Costantino per provvedere di acqua la città, ora non è più che un arido sotterraneo, in cui si formò una filatura di seta. Vi si scende per una cattiva scala che mette capo in un luogo quasi oscuro, sostenuto da più centinaja di colonne, e tutto ingombro dalle macchine destinate a filare e torcere la seta, i cui fili presso che invisibili in luogo così poco illuminato, dividonsi orizzontalmente tra gli ordini delle colonne, in maniera che non si può fare un passo senza arrischiare di romperne delle centinaja; onde rendesi necessaria una guida per girare in questo labirinto.

Preceduto da questa, e seguito dalle mie genti ordinate una dietro l'altra come una compagnia di ciechi, io girai questa specie di sotterraneo, che adesso serve ad usi così diversi da quello cui fu in origine destinato. La volta appoggiata sulle colonne ha di tratto in tratto alcune aperture che adesso fanno le funzioni di abbaìno, e furono aperture per attinger l'acqua.

Ogni colonna è formata di due fusti posti l'uno sull'altro senza verun mastice: il fusto inferiore in vece di capitello, porta uno zoccolo largo un piede all'incirca, sul quale si alza il fusto superiore, cui tien luogo di capitello un'informe figura somigliante ad un cono rovesciato. Le colonne sono d'un marmo grossolano la cui superficie va sciogliendosi. La terra ed i rottami che fino a certa epoca gettavansi per le finestre, hanno colmata quest'immensa cisterna fino a due terzi dell'altezza delle colonne inferiori. La mia guida mi disse, che queste colonne sono più di quattrocento, benchè nella descrizione non se ne contino che dugento dodici: ma la guida deve aver ragione, perchè calcola le colonne inferiori e le superiori. Gli operai chiusi in questa sotterranea officina hanno un cattivo colore ed un ributtante aspetto.

Uscito da questa caverna passai presso alla colonna di Costantino fatta di molti pezzi di porfido rosso, ad eccezione delle parti superiore ed inferiore, che sono formate con sassi di affatto diversa natura, lo che fa torto al resto del monumento. La colonna comincia a disfarsi.

Non dimenticai di visitare il mercato ove si vendono le donne d'ogni colore. È questo un vasto cortile circondato di ammattonati alti tre in quattro piedi, sui quali espongonsi le schiave, e di camerini ove il compratore fa entrare la donna che ha scelto per osservarla più minutamente. Quand'io vi andai era il giorno di Pasqua, e non si teneva mercato. Il luogo è chiuso e ben custodito, e si dice che i cristiani non possono entrarvi.

Il gran Bazar, dello el Bezestein, è magnifico, dividendosi in molte strade tutte coperte di volte altissime, che ricevono la luce dagli abbaìni. Alcune di queste contrade vengono esclusivamente occupate dai mercanti di stoffe di seta riccamente provveduti; in altre non vedonsi che gioje e materie preziose; per ultimo le altre offrono un'infinita varietà di magazzini di ogni genere, di armi, di pelliccie, di bardature, di tele dell'Indie, di tele di cotone e di lana, di libri, sebbene in poca quantità, di oriuoli, e di prodotti di tutte le parti del mondo. Vi osservai in particolare de' bellissimi brillanti, ed una tazza d'oro col suo coperchio egregiamente lavorata. Vi si trovano armi turche ricchissime, ma assai pesanti.