Io cercava nelle botteghe de' libraj la storia dell'impero Ottomano in lingua turca; e me ne fu offerto un esemplare, diviso in due volumi, uno de' quali era affatto nuovo, e l'altro vecchio, pel valore di ottanta piastre: ne volli dare sessanta, ma non si volle rilasciarmelo a questo prezzo, avrei potuto acquistarlo con poche piastre di più, ma per essere un volume vecchio, ed in un paese così frequentemente esposto alla peste, prendeva con ripugnanza oggetti ch'erano stati adoperati da altre persone: e per tale motivo rinunciai di buon grado a tale acquisto.

Il Quartiere della città abitato dai Cristiani greci chiamasi il Fanale. In questo quartiere trovansi le case del Patriarca e delle principali famiglie di questa nazione. Nell'attraversarle osservai alcune case d'un buon aspetto, ma senza lusso esterno. Quella del principe Suzzo, nominato allora ospodaro di Valachia non distinguesi dalle altre. È vietato ai Greci il dipingere esteriormente le loro case con vivaci colori, dovendo farlo con colori cupi; lo che dà loro una cotal aria di tristezza e di monotonia che dispiace.

Durante il mio soggiorno a Costantinopoli m'imbarcai tre volte per visitare le rive del circondario.

La prima volta noleggiai una scialuppa per andare al terrazzo del Sultano posto in sulla riva presso al porto, fuori del ricinto del serraglio.

Questo belvedere, detto Alàï Kiesk, consiste in una piccola casa quadrata, tutt'intorno alla quale gira una galleria sostenuta da colonne di marmo, chiusa soltanto da cortine di grossa tela. Entrai senza trovare veruna persona: il suolo era coperto di tappeti, il palco ornato di pitture, di dorature, ed il soffà montato in argento massiccio, ma senz'altri ornamenti, e senza mondanature; è largo quanto un letto, ed aveva un materasso grossolano coperto con una tela turchina; innanzi al soffà vedesi una fontana di marmo, ma senz'acqua.

Continuai ad osservare dalla scialuppa la punta del serraglio, ove sono molti belvederi coperti quasi tutti di fitte gelosie, ch'io supposi essere gli appartamenti estivi delle sultane. Questi terrazzi sono di diverse altezze, e senza apparente simmetria; e vidi presso uno di tali edificj delle colonne di una breccia preziosa. Entro al serraglio ed a poca distanza dalla punta trovasi un'antica magnifica colonna, che può avere circa sessantadue piedi d'altezza; ma è posta in luogo tanto rimoto che non può vedersi dagli occhi profani, onde non potè prima d'ora essere descritta da veruno viaggiatore: e soltanto in occasione dell'ultimo attacco degl'Inglesi, essendo stati ammessi gli Europei nell'interno del serraglio per regolarvi il servigio della batteria spagnuola, fu disegnato questo monumento, che il rispettabile marchese d'Almanara ebbe la gentilezza di comunicarmi[4].

La seconda volta ch'io m'imbarcai fu per esaminare la fronte della città dalla banda del mare di Marmara, che presenta un prospetto veramente magnifico e straordinario di una sorprendente quantità di case e di edificj d'ogni sorte, che stendonsi a perdita d'occhio lungo le rive di questo mare.

Ho già fatto osservare che la punta che mette capo alla bocca del porto viene formata dal serraglio circondato da una semplice muraglia merlata con loggie, terrazzi e giardini posti in diverse distanze.

Al di fuori il piede di questa muraglia vien difeso da una linea di batterie da campagna costrutte nell'indicata epoca sotto la direzione degli ambasciatori di Francia e di Spagna, il generale Sebastiani, ed il marchese d'Almanara. Queste batterie sostenute da quelle delle opposte rive del porto e del Bosforo, assicurano il serraglio da ogni insulto dalla parte del mare. Io non vidi sulle mura del serraglio che una sola batteria; chiamata batteria degli Spagnuoli, la quale fu nell'interno del serraglio servita dagli individui di questa nazione; ciò che prova l'estrema confidenza del Gran Sultano.