Queste mura sono perfettamente simili a quelle che circondano la città in riva al mare. Nell'ultima batteria del serraglio posta a mezzodì vidi alcuni antichi cannoni turchi di una colossale grossezza, alcuni de' quali hanno sette ed otto bocche minori intorno alla grande centrale; e gli altri un piede di diametro: questi servono a tirare palle di sasso, preparate ed ammucchiate presso ad ogni pezzo. Questi grandi cannoni stanno sul suolo senza carro per tirare a fior d'acqua; di modo che qualsiasi bastimento toccato da uno di questi projetti deve necessariamente colare a fondo. Ma perchè queste pesantissime macchine non possono muoversi, difficilmente possono cogliere oggetti mobili. Il rimanente delle mura al di là del serraglio non si trova già più nel medesimo stato di difesa.

M'imbarcai l'ultima volta il primo giorno di Pasqua ad oggetto di osservare il fondo del porto.

Tutti i bastimenti ottomani avevano spiegato il loro paviglione, ma nessuno era pavesato, ed una perfetta calma rendeva inutili i paviglioni. Vi contai circa trenta tra vascelli, fregate e corvette, di cui venti disponibili, e dieci scialuppe cannoniere.

Ammirai il bel frontispizio della caserma de' bombardieri, presso alla quale facevansi delle salve di allegrezza con una linea di mortaj.

Dopo essere passato in faccia alla moschea al quartiere d'Eyoub, ed a varie case di piacere del Sultano, trovai il canale del porto, ristretto e diviso in più canali tra le isole a fior d'acqua, e coperto di giunchi. Di là il battello entrò in un canale d'acqua dolce, che deriva da un villaggio detto Belgrado, tre ore lontano della strada; indi essendo passato sotto due ponti di legno poco discosti uno dall'altro, scesi a terra per vedere una delle case di piacere del Sultano posta a destra del canale, un'ora circa di cammino distante dal luogo del mio imbarco. È questa formata di varie casucce, e di un bellissimo terrazzo con colonne di marmo; i palchi hanno ricche dorature: il centro della gran sala è ornato da una bella fonte, e da un canto vedesi il soffà del Sultano consistente in un materasso ed alcuni origlieri rossi ricamati d'oro posti sopra un rialto, e coperti dal padiglione ottomano in forma di cortina.

Il terrazzo trovasi di fronte ad una cascata, nella quale l'acqua si precipita sopra gradini in forme di conchiglia per tutta la larghezza del canale che può essere di circa settanta piedi: al di sotto vedesi uno stagno quadrato ove cade l'acqua da un secondo ordine di gradini. Vedonsi entro allo stagno tre pergolati isolati assai gentili, ed in faccia al terrazzo una fonte che imita la figura della colonna dei serpenti dell'Ippodromo, e getta l'acqua per la bocca dei serpenti.

In fondo al canale trovasi una fontana di marmo rozzamente lavorata, ed alquanto più sotto ancora un'altra in forma di gran vaso.

Dall'alto della caduta il canale si presenta in retta linea fino a ragguardevole distanza, mantenendo costantemente la stessa larghezza. Due filari di pioppi ne orlano le due sponde.

Questo luogo altra volta chiuso, resta ora aperto al pubblico, ma in uno stato di deplorabile deperimento, non essendo frequentato dal Sultano presente, il quale lo vide una sola volta. Vi sono alcune case ove alloggia un corpo di bostangì, presso alle quali vedonsi pochi cannoni che servono per esercitare gli artiglieri. Le guardie mi accolsero gentilmente, e servirono anche il mio seguito di caffè. Il canale si scarica in un'angusta valle chiusa tra montagnette incolte. Questo luogo vien detto le acque dolci.

S'impiegò un'ora ed un quarto per tornare allo sbarco di Costantinopoli quantunque la barca assai leggiera, ed armata di quattro remi facesse più di una lega per ora.