Perchè i Califfi Abassidi accolsero le arti e le scienze, che le irruzioni de' Vandali avevano scacciate dall'Europa, questi Tartari trovarono colla religione gli elementi della civiltà, di cui ne presero a bella prima una leggier tinta, ma i di cui progressi furono in pari tempo contrariati da alcuni dommi, che proscrivendo le belle arti, stabilendo la dottrina del fanatismo, e proclamando odio ed aversione ad ogni individuo opposto all'islamismo, li veniva a privare degli elementi del buon gusto; e facendo loro riguardare come inutili i mezzi, e le combinazioni dell'umana saggezza, li privava dei vantaggi di un'intima comunicazione cogli Europei che soli potevano istruirli. Queste cause aggiunte all'estrema diversità che esiste tra le lingue dell'Occidente e dell'Oriente, all'effeminatezza che addottarono nell'istante medesimo in cui si videro possessori di sufficienti capitali per soddisfare alla propria sensualità, e per ultimo alla mancanza d'educazione dei loro principi, che passano sempre dalla solitudine di un Harem al trono ottomano, paralizzarono i loro progressi verso l'incivilimento.
Perciò, quantunque musulmano, sono costretto di confessare, che i Turchi sono ancora barbari: ne chiedo perdono a coloro che sono di opinione contraria; ma quando vedo una nazione, che non ha la più piccola idea del diritto pubblico, e dei diritti dell'uomo; una nazione che appena conta in mille un solo individuo che sappia leggere o scrivere; una nazione presso di cui non esiste garanzia delle proprietà individuali, e nella quale la vita degli uomini è continuamente in balìa dell'arbitrio; una nazione finalmente, che si ostina di chiudere gli occhi per non vedere la luce, e che scaccia da sè la fiaccola dell'incivilimento che gli si mostra in tutto il suo splendore, per me sarà sempre una nazione di barbari. Che gl'individui ond'è formata abbiano abiti di seta e ricche pelliccie, che stabiliscano fra di loro un ceremoniale, mangino, bevano, fumino ogni giorno cento diverse mescolanze, che si lavino e si purifichino tutte le ore; non lascierò per questo di ripetere; questi sono barbari.
Vero è che trovansi in corte alcuni personaggi, i quali avendo imparate le lingue d'Europa, ne hanno pure addottata in segreto la civiltà, almeno in parte; ma il numero è infinitamente piccolo, paragonato alla massa della nazione.
Concorre pure un'altra cagione a tenere i Turchi nell'attuale stato di barbarie. Gli Arabi avevano il dominio di mezzo il mondo, quando furono soggiogati dai Turchi; i quali diventati perciò padroni dello stendardo del Profeta, dovettero credersi invincibili. Le vittorie ottenute in Europa contribuirono a confermarli in tale opinione, che malgrado le disfatte avute negli ultimi tempi, si propagò di una in altra generazione. Questa superiorità che si arrogano sulle altre nazioni, li move a guardare con sommo disprezzo chiunque non è Turco. Nè gli ambasciadori esteri si lascino illudere dalle apparenze di deferenza e di rispetto che potessero ricevere in Turchia: io conosco gli uomini della mia religione più che tutt'altri, e posso francamente asserire, che il Turco unisce alla barbarie ed all'orgoglio musulmano l'orgoglio e la barbarie particolari della propria nazione.
Tale orgoglio gli fa preferire alle altre professioni quella della milizia: egli è soldato per la sua religione, perchè ogni musulmano deve esserlo; ma lo è pure per iscelta essendo il mestiere più utile, e quello che apre la porta all'indipendenza, ed al dispotismo.
Non è perciò da credersi che il soldato Turco sia un uomo vestito ed armato in un modo uniforme e determinato, un uomo soggetto a certe leggi, a militar disciplina, nudrito e pagato dal pubblico tesoro, come in Europa: egli non è altrimenti tale. Ogni individuo qualunque volta ne lo voglia si arma di una o due pistole, d'un khandiar o grande coltello, e di qualunque altr'arma a suo capriccio, e dice: Io sono soldato. Si attacca in allora a qualche divisione di Giannizzeri, ad un Pascià, ad un Agà, o a qualche altro ufficiale che acconsente di riceverlo al suo servigio: e quando poi è stanco di far il soldato getta le sue armi, dicendo: io più non sono soldato; e niuno lo molesta, o gli rimprovera la sua diserzione.
I giannizzeri possono riguardarsi come il principal nervo della forza ottomana. Il celebre Reis Effendì nel suo trattato della milizia ottomana ne conta nell'impero quattrocentomila, e pargli che verun'altra nazione possa presentare un'egual forza, ch'egli chiama uniforme. Ma cosa è il giannizzero? È un calzolajo, un artigiano qualunque, un contadino, un facchino, che dà il suo nome ad una divisione di giannizzeri, detta orta. Alcune di queste orta non contano più d'un migliajo di uomini, altre venti, o trentamila.
Quando il nome d'un uomo è scritto nella lista, si obbliga a presentarsi qualunque volta l'orta si dovrà riunire. Ma sarà egli fedele alla promessa?... Ciò dipende dalle circostanze, o dalle combinazioni dell'interesse individuale nell'istante in cui viene chiamato. Non nego che i giannizzeri non abbiano alquanto di ciò che si dice spirito di corpo, pregevole pregiudizio quando non sia troppo esclusivo: ma ciò non basta per consigliargli ad ubbidire alla chiamata de' loro capi, se vi si opponga il loro personale interesse, che è sempre la molla principale delle loro azioni. Quindi allorchè trovano utile il motivo della chiamata, prendono subito le armi e si presentano; nel contrario supposto o non si movono, o si presentano soltanto per formalità, tornando subito tranquillamente a casa loro.
Se trattasi di adunar l'orta per fare qualche tumulto, o ribellione, tutti accorrono, perchè tutti sono sicuri della vittoria, o del saccheggio. Lo stesso non accade quando trattasi di andar contro ad un nemico straniero; perchè in caso urgente il governo trovasi costretto di proclamare che il Sainjaàk Scherif, ossia lo stendardo del Profeta sarà portato all'armata, onde riscaldare in tal modo il fanatismo religioso, che deve tener luogo dei sentimenti d'onore e dell'entusiasmo patriottico, che non esiste.
Questa risorsa politica non lascia di dare qualche vantaggioso risultamento, chiamando maggior numero di uomini intorno a questo palladio, che i maomettani sogliono riguardare come un sicuro pegno della vittoria. Ma perchè lo zelo religioso va di età in età facendosi minore; quando non sia secondato da un interesse personale diretto ed immediato, gli effetti di questo stratagemma saranno sempre minori. L'ultima volta che uscì di Costantinopoli il Sainjeak Scherif si credeva di vederlo seguito da trenta o quarantamila giannizzeri, ma non lo accompagnarono che tremila. Questo così famoso corpo non è dunque paragonabile alle guardie nazionali degli stati Europei, nè ad altro corpo qualunque organizzato e disciplinato; e non può riguardarsi che come una leva in massa del popolo. Le vittorie de' giannizzeri negli andati tempi non furono che il risultamento di una grande massa di uomini armati sopra popolazioni disarmate, o sopra masse più piccole ed egualmente male organizzate. Oggi che la tattica militare ha combinati i più piccoli mezzi per calcolare i risultati con una quasi certezza morale, chiara cosa è che le truppe turche non potranno opporre una costante resistenza ad un corpo di truppe europee meno numeroso ma meglio disciplinato. Non farò parola di qualche caso particolare che può fare eccezione alla regola, perchè ci condurrebbe ad un'analisi, ed a disamine affatto straniere al mio argomento.