Risulta dal fin qui detto, che i giannizzeri lungi dall'essere le truppe del sovrano, non sono che una inquieta e rivoluzionaria milizia che si fa giustizia colle proprie mani, anche contro il principe a cui serve.

È vero che alcuni giannizzeri ricevono fino dalla fanciullezza una specie d'educazione militare: ma tanto è limitato il loro numero che nulla influisce sulla massa generale del corpo. Altrettanto può dirsi della loro disciplina, ed organizzazione nelle caserme di Costantinopoli.

Per contrabilanciare la potenza dei giannizzeri, i Sultani armarono gl'impiegati dei loro giardini, delle loro case di piacere, e ne fecero una specie di guardie del corpo col nome di bostangì, ossia giardinieri; cui sono affidate le loro persone. Questo corpo composto di alcune migliaia d'uomini, ha resi ai loro Sovrani molti importanti servigi: ma nelle ribellioni d'ordinario si uniscono al giannizzeri, che sono più forti; e questo contrappeso diventa allora inutile al Sovrano, come sì è veduto nella rivoluzione che balzò dal trono lo sventurato Selim III.

Il corpo de' cannonieri e bombardieri è formato di quarantotto compagnie bene organizzate; ma perchè sulle batterie trovansi ancora varj carri antichi con ruote di tavole poco atte al maneggio principalmente delle grosse colubrine, di que' cannoni di mostruoso calibro stesi a terra per tirar palle di sasso, e di quegli altri cannoni di più bocche; non possiamo farci una troppo vantaggiosa idea della loro scienza, perchè s'impiegano nel servigio di pezzi quasi inutili uomini e munizioni, che più utilmente sarebbero impiegati nel servigio di pezzi ben montati di un discreto calibro.

Il rimanente delle truppe che compongono le forze ottomane in tempo di guerra, sono squadroni più o meno numerosi di genti armate mandati dalle provincie agli eserciti; gli avventurieri volontari che vogliono far fortuna, i fanatici di buona fede, e quelli che hanno interesse di parerlo; e per ultimo il contingente di uomini armati che alcuni possessori di feudi sono obbligati di mandare al campo.

Tutto ciò forma una mescolanza, una così strana confusione, che nel fondo un'armata turca non è diversa da un ammasso di orde arabe, e quindi incapace di produrre assai vantaggiosi risultati. Se a tanta irregolarità s'aggiungano i grossi equipaggi che i Turchi si tiran dietro, e l'immensa quantità di domestici e d'impiegati non combattenti che seguono l'armata, potremo formarci un'idea dell'estrema difficoltà di dare a così pesanti e disordinate masse la precisione richiesta dai movimenti militari di una campagna.

Il governo di Costantinopoli penetrato della verità di questa osservazione, volle rimediare al male formando nuove milizie organizzate e disciplinate all'usanza europea: ma perchè questa novità offendeva l'amor proprio dei giannizzeri, che avrebbero perduta l'indipendenza; mentre erano, ed ancora sono al presente i veri despoti dell'impero; si ribellarono sacrificando alla conservazione della propria potenza forse le più utili teste dell'impero, e deponendo il sultano Selim III: deplorabile trionfo dell'anarchia militare, che ritardò due secoli l'incivilimento dei Turchi. Il Sultano Mustafà successore di Selim[5] è dotato di ottime qualità: ma che può fare il migliore de' Sultani finchè sarà signoreggiato da una milizia così rivoltosa come i Giannizzeri? Qual ministro oserà aprire la bocca dopo l'orrenda catastrofe di cui fu testimonio? Credo dunque di poter conchiudere che i Turchi non possono da se medesimi incivilirsi.

Quando si ode ricordare negli altri paesi il nome del Gran Signore, ci figuriamo un despota la cui parola è una legge, e che non prende consiglio che da' suoi capricci. Quanto siamo ingannati! non avvi al mondo uno schiavo più schiavo del Gran Signore; i suoi passi, i suoi movimenti, le sue parole in tutto il corso dell'anno, in ogni evento della vita, sono misurati e determinati dal codice della corte; non può far più nemmeno di quanto è prescritto; ed è ridotto a far la parte di vero automa, le di cui azioni sono regolate come risultamenti meccanici, dal codice, dal Divano dell'Olema, e dai Giannizzeri. Sarà coperto di brillanti, inebriato d'incensi, circondato da adoratori come il gran Lama, o come una vivente divinità: ma la sua esistenza non sarà punto diversa da quella di una macchina, e come tale sarà sempre riguardato con somma indifferenza dai popoli che non possono da lui sperare nè bene nè male, poichè il potere trovasi in mani subalterne, come lo feci osservare in parlando della caduta di Selim, e della elevazione al trono di Mustafà, avvenimento riguardato con perfetta indifferenza nelle provincie turche ch'io scorrevo.

Questa indifferenza dei popoli verso il sovrano è una delle primarie cagioni che agevolano, e favoreggiano le ribellioni de' Pascià nelle provincie. Tutti sanno quanti anni sonosi sostenuti Diezzav, Paswan Oglou, Kadi Agà ec. ed intanto vediamo Mehemed Ali in Egitto, Couchouk Ali in Siria, Moustapha Pascià in Bulgaria[6], Ali Pascià in Albania, Ismail Bey in Romelia, e molti altri di minor rango, che sotto ad un'aria di subordinazione al sovrano sono affatto indipendenti, non facendo verun caso dei firmani della Porta quando non favoriscono i loro interessi.

Un principe ridotto a tanta subordinazione dovrebbe essere cancellato dalla lista dei sovrani; poichè l'impero trovasi sempre in mani subalterne o mercenarie, mentre quello cui si accorda il supremo titolo è il più insignificante ed inutile personaggio del governo: egli non vede nè ascolta de' suoi sudditi che il solo gran Visir, e passa i suoi tristi giorni tra le donne e gli eunuchi; straniero, si può dire a tutti gli atti d'amministrazione, perchè ogni cosa dev'essere ordinata dal gran Visir o dal Divano. Il potere del gran Signore si riduce quindi a zero. Solo a Marocco trovasi il vero modello del dispotismo.