Ma dopo aver guardato il carattere, guardò anche il bollo postale. La lettera non veniva da Modena; veniva invece da Lucca.
Chi poteva scrivergli da Lucca? Erano già scorse parecchie settimane senza che Gino Malatesti ricordasse la esistenza di quella graziosa città. Da Lucca? Ah, gli tornava allora la memoria del passato, e sebbene quello della soprascritta non fosse il carattere di una certa persona, la provenienza della lettera lo seccò molto, molto, molto; lo seccò tanto, che egli cacciò la lettera in tasca, senza darsi la briga di aprirla.
—Tu fai sempre complimenti con noi;—disse Aminta, che aveva veduto quell'atto.
—No, sai? non ne faccio;—rispose Gino.
—Ah, dico bene! Non ne sarebbe il caso;—replicò Aminta.—Noi intanto leggiamo bene le nostre.
—La mia è la lettera di un noioso;—disse Gino.—Ci sarà sempre tempo a leggerla.—
E gli parve di respirar meglio, poichè l'ebbe seppellita nel fondo della tasca, con quel po' po' d'epitaffio.
Bel coraggio! direte. Bella tranquillità d'animo! E il più bello fu questo, che non sapete ancora. Gino Malatesti non lesse quella lettera neanche a Querciola; non la lesse il giorno appresso, nè l'altro che seguì. Passarono otto giorni, a farvela breve, e la lettera di Lucca stava sempre là suggellata; non più in una tasca dell'abito, ma in un angolo del suo cassettone. Ciò avviene qualche volta a tutti, e non è sempre una prova di coraggio, ahimè, nè di tranquillità d'animo; ve ne ricordate? Si è messa quella lettera in disparte, rimandandone la lettura fastidiosa ad un momento più tranquillo; ma quel momento non vien mai; e i giorni passano, frattanto; e quando, rovistando le vostre carte, quella lettera malaugurata vi viene davanti, fremete, vi adirate con voi medesimi, e paghereste qualche cosa perchè non ve l'avessero scritta.
Dunque, coraggio e tranquillità d'animo, no; piuttosto una diffidenza, un sospetto, che confinavano con la paura di legger cose spiacevoli, di esser tirato in altre difficoltà, solamente (ma era già abbastanza per lui) di rinnovare sensazioni dolorose. E perchè le noie sono come le disgrazie, loro sorelle maggiori, che non vengono mai sole, otto giorni dopo l'arrivo della lettera, rimasta suggellata nel suo cassettone, e mentre Gino se ne stava alle Vaie, seduto nel salotto dei Guerri, capitò una fantesca ad annunziare:—sono arrivati due signori.—
—Ebbene,—disse il signor Francesco,—falli entrare.