—Cercano del signor conte Malatesti;—ripigliò la fantesca.
—Falli entrare egualmente;—replicò il vecchio Guerri.
A quell'annunzio il conte Gino si era fortemente turbato. Chi diamine poteva cercar di lui? E là, poi, in casa d'altri, quando il suo domicilio era a Querciola?
—Aspettate;—diss'egli, trattenendo col gesto la donna, che già si moveva per obbedire al comando del signor Francesco.—Non è conveniente che io regali questa seccatura ai miei ospiti. Andrò a ricevere questi importuni nell'anticamera.—
E prima che il signor Francesco potesse rispondergli, escì dalla sala, per entrare in quella cameretta che conoscete.
Poco stante, avvisati dalla fantesca che potevano salire, apparvero i due forastieri sull'uscio. Gino riconobbe il commissario di polizia e l'applicato che aveva già ricevuti una volta, sul principio della sua dimora a Querciola.
L'atto suo fu di meraviglia, e non lieta. Il commissario se ne avvide benissimo, e cercò di rimediare con una buona parola.
—Non si turbi, signor conte, la prego;—diss'egli.—Portiamo notizie allegre.—
Non c'erano notizie allegre da quella parte, per il conte Gino
Malatesti, e il suo viso non si rasserenò punto punto.
—Siamo stati a Querciola;—ripigliò il commissario;—ma abbiamo avuto il dispiacere di non incontrarla. Ci han detto che forse avremmo potuto trovarla qui, dai signori Guerri, dov'Ella usa venire….