—Gino,—disse questi, entrando nell'anticamera,—ricordati che sei in casa tua. Spero che dopo aver parlato d'affari con questi signori, vorrai invitarli a passare in quell'altra sala, dove noi vi aspettiamo.

—Ringrazio;—rispose il commissario, senza aspettare che il conte Gino ripetesse l'invito.—Ringrazio ed accetto subito, poichè la nostra missione è compiuta. Essa è stata anche gratissima, e speriamo che, come è piaciuta al signor conte Gino Malatesti, così sarà per piacere ai signori Guerri, suoi ospiti.—

Così dicendo, il cerimonioso personaggio entrò nella sala, seguito dall'applicato e da Gino, che non si era per anche riavuto dal suo stordimento. Qui si fecero i soliti saluti, e il signor Francesco offerse una refezione, che fu ricusata, poichè i due visitatori avevano già desinato a Pievepelago.

—Accetteranno almeno una tazza di caffè ed un bicchier di vino;—disse allora il vecchio Guerri.

—Per non rifiutar le sue grazie;—rispose il commissario, inchinandosi.

Vennero i bicchieri sul vassoio d'argento, con la bottiglia di vin Santo delle grandi occasioni e con la catasta dei cantucci, ben ordinati nel piatto.

Il signor commissario amava i dolciumi, secondo l'uso di tutte le virtuose persone, e intinse volentieri un cantuccio nel suo vino. Come l'ebbe inzuppato ben bene, lo immerse beatamente in bocca, facendo batter la lingua contro il palato, e chiudendo gli occhi a mezzo, in atto di buongustaio che voglia concentrare tutte le facoltà dell'anima intorno alla voluttà del momento. Felicissima bocca del mio signor commissario! Essendo ella così soavemente vellicata, immaginate voi quante dolcezze ne uscirono.

—Sicuramente!—diss'egli.—Reco una buona notizia, che piacerà a tutti gli amici del nostro signor conte, desiderato oramai da tutta Modena. Sua Altezza Serenissima—(e qui un inchino tanto fatto)—ha revocata la pena del confine, che si era degnata di applicargli, senza processo, notino bene, senza processo. I processi restano, e costituiscono sempre uno spiacevolissimo precedente, nella vita di un gentiluomo. La sentenza c'è e non c'è, quando il processo manca; la pena è applicata così, alla breve, in modo di correzione paterna, e quando è revocata non ne resta più traccia. Il signor conte ringrazierà, ne son certo, la clemenza sovrana; la quale si è esercitata più presto che io non prevedessi, in grazia dei meriti singolari dell'illustrissimo conte Jacopo, suo degno genitore, che è senza dubbio uno dei soggetti più eminenti dello Stato.—

Finito il suo discorsetto, il degno commissario finì il suo cantuccio e il suo resto di vin Santo, con la coscienza di aver meritato l'uno e l'altro.

—Mi compiaccio molto della fortuna che gli tocca; disse allora il signor Francesco Guerri.—A noi dispiacerà di perdere un così buon vicino; ma non dobbiamo essere egoisti. Non è vero, figliuoli miei?—