Alle prime parole del commissario, Fiordispina era diventata pallida, e si era sentita mancare, tanto che aveva dovuto appoggiarsi alla tavola, per non dare un triste spettacolo della sua debolezza. Ma fu un momento, e non altro. Gli occhi del signor commissario, volgendosi torno torno nel giro del discorso, erano giunti fino a lei, e Fiordispina fece uno sforzo supremo per non dare a divedere la sua commozione. Anch'ella, come Aminta, rispose con un cenno di assentimento e con un sorriso alle ultime parole del babbo.
—Ne son tutti felici, ed è giusto;—ripigliò il commissario.—Oso dire che il primo sono stato io, ed ho accettato con giubilo l'incarico di portar la notizia al signor conte, mentre qualche altra necessità del nostro ministero mi chiamava da queste parti. Del resto, se è lecito nella soggetta materia esprimere tutto il proprio pensiero, la pena del confine è tra le lievi la meno adatta al suo scopo correttivo. Un uomo che ha potuto, per qualche bazzeccola, trascorso di lingua, od altro lieve errore di gioventù, richiamare sopra di sè l'attenzione del governo, s'invigila meglio a casa, che tra i monti e sui laghi dell'Appennino. Non credono?
—Veramente….—rispose il signor Francesco.—Non saprei dirle. Mi dispenso volentieri dallo avere una opinione in questa materia, che è di spettanza del governo e dei suoi savi consiglieri.—
L'accenno malizioso ai laghi era evidente, come lo sforzo di ragionamento con cui il signor commissario aveva tirato il discorso fin là. Il signor Francesco Guerri non volle mostrare di averlo capito; ma la sua risposta, fatta più prudente dal pensiero della difesa, parve dar noia al dolcissimo signor commissario.
—Ella, signor conte,—riprese questi, voltandosi a Gino,—mi perdoni la libertà di un giudizio che non esce dalla cerchia delle mie attribuzioni. Posso anche ammettere che la sua lealtà di suddito sia stata sospettata a torto, per informazioni non bene accertate. Il migliore dei governi, si sa, non può sperare di aver servitori tutti egualmente accorti, che sappiano sceverare il vero nelle relazioni di un fatto, cogliere da un ponderato esame le intenzioni della gente, misurarne secondo i casi la importanza, distinguendo l'assoluta dalla relativa. Ad ogni modo il perdono è intiero e cancella fin l'ombra dei sospetti passati. Ella si prepari a fare le sue valigie, perchè l'illustrissimo signor conte suo padre le viene incontro domani a Sassuolo.—
Un'altra occhiata andò in giro, e si fermò sul volto di Fiordispina.
Era forse l'occhiata consuetudinaria dell'impiegato di polizia, che
deve aver l'aria di scrutar gli animi e i cuori. Ma la fanciulla dei
Guerri n'ebbe un senso di freddo, e stette più salda che mai.
—Mi duole,—diceva frattanto il conte Gino,—mi duole che il mio signor padre si voglia scomodar tanto per me. Le mie valigie son presto fatte. Ma io, signor commissario,—soggiunse egli con una certa alterezza di accento,—senza partecipare alla sua opinione sulla lievità di certe pene, mi ero avvezzato, gliele confesso sinceramente…. mi ero avvezzato alla mia.
—Capisco…. capisco….—rispose quell'altro, sconcertato dalla schiettezza del conte.—Una così bella compagnia…. si lascia mal volentieri. Ma Ella potrà ritornare, da libero visitatore, in questi bei luoghi.
—Lo spero bene!—ribattè il conte Gino.
Il momento non era piacevole. Ma il signor Francesco Guerri mise fine alla scena, alzandosi di scatto, per dar commiato ai suoi ospiti. Si rivolse per altro all'ospite caro, e non badò punto ai noiosi.