—Conte Gino,—diss'egli, stendendo la mano al giovanotto,—vada a prepararsi per la sua partenza da Querciola. Mio figlio Aminta le terrà compagnia. Le Vaie, del resto, sono sulla strada del ritorno, e noi avremo tempo a farle i nostri saluti amichevoli e i nostri augurii sinceri.—

Anche il signor commissario aveva dovuto alzarsi.

—E noi frattanto,—diss'egli,—ritorneremo a Fiumalbo, per l'altra parte della nostra missione.

—Ah, già!…—rispose il signor Francesco.—C'è un'altra parte….

—Dobbiamo vedere il sindaco;—ripigliò il commissario.—Sarà reperibile, a quest'ora.

—Credo bene. Se vuole, manderemo anche ad avvertirlo.

—No, non occorre; troveremo noi questo signor Cervarola. Si chiama così, non è vero?

—Lorenzo Cervarola, per l'appunto. La sua casa è a cinquanta passi dal mulino di Fiumalbo.

—Grazie! Ci andiamo subito, perchè vorremmo sbrigarci;—disse il signor commissario.—Far bene e presto è il gran fine, il gran desiderio; ma pur troppo non è sempre possibile, in materia amministrativa.

—Col suo ingegno e col suo zelo, signor commissario!…