Corse, come potete credere, alla firma: «Emilio Landi.»
—Ah!—gridò allora.—Emilio Landi.»—
E rise, d'un riso convulso, che fece voltare il compagno.
—Che c'è?—chiese Aminta, tralasciando di serrar la cinghia di una valigia.
—Te lo dicevo io!—esclamò Gino.—L'ho aperta, ed è la lettera del più sciocco, del più noioso tra gli uomini.
—Ebbene?—disse Aminta.—Leggila egualmente. C è sempre qualche cosa da imparare, anche nella lettera d'uno sciocco.
—Leggerò, sicuramente, leggerò;—rispose Gino, rifacendosi dalla firma al «Carissimo.»
La lettera, come sappiamo dal bollo postale, veniva da Lucca. La data, in principio del foglio, diceva più chiaramente: «Dai bagni di Lucca.» Era dunque ai bagni di Lucca, il marchesino Landi? Gino Malatesti avrebbe potuto gridare con Amleto: «Ahi, profetica anima mia!» Ma egli, se non ruppe in quel grido, pensò certamente qualche cosa di simile.
Ed ora, leggiamo quella famosa lettera insieme con lui. Secondo il giudizio di Aminta Guerri, ci sarà sempre qualche cosa da imparare, anche nella lettera d'uno sciocco. A buon conto vedremo se il marchese Emilio Landi fosse a dirittura uno sciocco personaggio, come piaceva al conte Gino di gabellarlo.
«Carissimo amico,