«Che cos'è avvenuto di te? Ti sei insalvatichito, vivendo tra i monti? Perchè da tre mesi non dài segno di vita agli amici? Avevi forse paura di comprometterli? Potevi bene immaginarti che le tue notizie mi sarebbero state gratissime, ed anche pensare che nessuno avrebbe trovato a ridire nella lettera di un uomo che manda un cenno della sua salute e delle sue occupazioni ad un amico d'infanzia. Voglio credere che qualche forosetta, qualche bella ninfa dei boschi ti abbia incantato. Non vedo altra ragione che possa scusarti di un così lungo silenzio.»

—Sciocco!—ripicchiò il conte Gino, come fu giunto alla fine del paragrafo.

Poi, come era naturale, ripigliò la lettura.

«Pensando a questo, mio caro Gino, ti ho perdonato. Perdonato, bada bene, e non giustificato. L'odore del foin coupé è buono, ma in estratto; il gradirlo sul posto è da cacciatori, ma per un giorno, e non di più. Comunque, lo ripeto, ti ho perdonato, e la mia amicizia per te non si è punto affievolita. Vedine infatti la prova: ho una buona notizia che ti risguarda, e mi affretto a comunicartela. Ma procediamo con ordine, come dice mio zio, quando discute.

«Ero venuto con lui a Lucca, per queste acque che gli hanno decantate. I luoghi di bagni hanno il loro periodo di voga; oggi son tornati alla moda i bagni di Lucca. E gli ammalati, creduli sempre, seguono il consiglio dei buontemponi. Eccoci dunque a Lucca, come l'anno scorso eravamo a Graefenberg, per esperimentare i miracoli della doccia. Venuto qua, mi son trovato come in casa mia. C'è mezza Modena, figùrati, anzi tutta Modena, poichè ci ho incontrata la marchesa Baldovini, sempre bella a quel Dio! Ma perchè è venuta alle acque di Lucca, la bionda marchesa, che ha in casa sua la fontana di gioventù? E con che coraggio ha messa in mostra la sua figliuola! Un bottoncino di rosa, caro mio, un occhio di sole, e tutto il meglio che vorrai. Dovresti vederla, come noi la vediamo qui, ammirata da tutta la colonia bagnante e bevente, in cui pure si ritrovano tante bellezze straordinarie. È tutt'altra cosa da quella timida verginella, che ci veniva di tanto in tanto alla vista, ne' suoi modesti abiti di educanda. È un angelo sempre, ma un angelo con le ali dispiegate. Così doveva essere a diciott'anni sua madre, e si pensa naturalmente a quel verso di Orazio, che dice… Come dica, non lo ricordo più bene, e non voglio farti ridere guastandolo. È quel verso in cui Orazio loda la madre, ma lascia intravvedere che gli piace anche maledettamente la figlia.»

—Ah!—esclamò Gino.—È dunque innamorato della figliuola? Se la sposi e sia finita. Ma che bisogno c'è di seccar me coi suoi inni?—

Ripigliò la lettura, poichè gli premeva di giungere al fine.

«La marchesa Baldovini è sempre il buon cuore fatto donna. Si è parlato subito di tante cose e di tante persone. Puoi immaginarti, mio caro, che si è parlato anche di te. Dirò anzi che tu sei stato ricordato dei primi.—Sapete? mi ha detto. Il confine del Malatesti durerà poco. In verità, è durato già troppo, e contro tutte le mie sollecitazioni, contro tutte le promesse che mi erano state fatte. Non ne avevo parlato mai, perchè non mi piace vantarmi, nè lasciar concepire speranze, che non possano convertirsi tosto in realtà. Ma questa volta siamo al punto buono. Ho ricevuta ieri la lettera che mi dice: «Si farà grazia al vostro protetto. Non c'è più che da firmare il rescritto, poichè Sua Altezza mi ha detto finalmente di sì.»

«Io, come puoi bene immaginarti, le ho chiesto subito il permesso di mandare a te questa buona notizia. Era una consolazione per me, poichè mi era dato di associarmi in qualche modo alla sua buona azione.—Fate pure (mi ha risposto) purchè la notizia non abbia l'aria di venire da me, e sopratutto purchè il Malatesti non sappia che ho fatta questa parte per lui.—Ma perchè questo? domandai.—Il perchè mi par chiaro; voi stesso, Landi, avete decorato del nome di buona azione ciò che ho potuto ottenere io, seguendo l'impulso di un'amicizia costante. Ora, delle buone azioni è bene sentir gli effetti, senza conoscerne l'autore; lasciatemi il gusto della modestia, che mi procurerà una gioia più viva di tutti i ringraziamenti del mondo.—Ho promesso perchè la marchesa voleva così; ma, come vedi, non mantengo ciò che ho promesso. Appunto perchè la marchesa Baldovini ha fatta una buona azione che ti risguarda, è giusto che tu ne sia avvertito da chi ha potuto essere a parte del segreto. Ma ti prego, mio caro, sii prudente; non dirne nulla a lei, quando la rivredrai. Passerei a' suoi occhi per un linguacciuto, e la dama sarebbe capace (me lo ha minacciato, anzi) di mettermi alla porta.»

Seguivano altre chiacchiere, che Gino lesse a volo, o non lesse. Gli si era come offuscata la vista, per il gran turbamento che lo aveva preso. In mezzo a quella novità di cose gli sarebbe stato necessario racapezzarsi, poichè veramente non sapeva che pensare di tanta generosità d'animo, di tanta amicizia, in contrasto con la freddezza apparente e col silenzio ostinato della marchesa Polissena. Ma il fratello Aminta era là, che aveva finito il suo lavoro; e Gino Malatesti, non sapendo che pensare, si appigliò al partito di non pensare, e rimise in tasca la lettera.