—Vassalli!—rispose il vecchio Guerri, sorridendo.—Che dice Ella mai, signor conte?
—Il mio pensiero più intimo e più caro;—rispose Gino.—È ciò che voglio essere per Lei, in attesa di meglio.—
L'allusione era chiara, e il vecchio Guerri finse, da quel prudente uomo ch'egli era, di non averla capita. La raccolse Fiordispina e la chiuse nel cuore.
Poco stante giunse Don Pietro. Il degno uomo aveva risaputa la grande notizia, ed accorreva, per salutare il conte Gino.
—Le esprimerò l'animo mio con un detto di Cicerone; diss'egli.—Tibi —gratulor, mihi doleo. E non solamente mi dolgo con me, ma con una —gentile signora, che abbiamo avuto occasione di riverire insieme. —Povera Ninfa del lago, a cui Ella aveva promesso una ballata!
—Oh, non dubiti, Don Pietro;—rispose Gino, più gravemente che non richiedesse la cosa;—tutto quel che ho promesso farò.—
Quel tutto, si capisce, non andava soltanto per risposta a Don Pietro.
—Farò, tempo futuro!—esclamò questi, cercando di volgere nuovamente il discorso in burletta, poichè intendeva bene che la nota gaia doveva metterla lui, in quel triste concerto.—Se Dio vuole, Ella non aveva neanche incominciato.
—S'inganna;—replicò Gino.—Parli mio fratello Aminta per me.
—Gli restituisca la sua stima, Don Pietro;—disse Aminta, così tirato nel discorso da Gino.—Ho veduto io poc'anzi tutto un quaderno di versi.