—Signor conte,—disse il vecchio Guerri, poichè Gino ebbe bevuto,—rammenti che questa casa è sempre sua, come fu per questi tre mesi. Perdoni!—soggiunse;—avrei dovuto dire tre giorni.

—Grazie!—rispose Gino.—Lo so. Dolce casa delle Vaie, dove ho trovata la pace…. la cara pace che gli uomini intendono così tardi, nella vita, e che io, felice su tutti, ho gustata così prima del tempo! Mi abbracci, signor Francesco…. padre mio!—

Il vecchio Guerri gli aperse le braccia e lo tenne lungamente stretto sul cuore; poi si ritrasse, e col rovescio della mano cacciò una lagrima importuna dagli occhi.

—Mi permettono, le signore?—ripigliò Gino, accostandosi alla signora
Angelica.—In altri tempi si usava, e l'uso era bello.—

Così dicendo, prese la mano della signora e s'inchinò per baciarla. Era un po' confusa, la signora Angelica, anzi sconcertata senz'altro. E non meno confusa, non meno sconcertata la signora Olimpia, a cui si volgeva il conte Malatesti, dopo aver baciata la mano della cognata. Avrebbe voluto schermirsi, ritirare la sua. Ma era donna, e pensò che un suo atto di timidezza, di ritrosìa, sarebbe stato un guaio per sua nipote Fiordispina.

Quando egli giunse davanti alla fanciulla dei Guerri, fu per lui una violentissima stretta di cuore. Baciò, ribaciò quella mano delicata, che tremò sotto le sue labbra; poi, non reggendo più allo spasimo, diede in uno scoppio di pianto, ed uscì a precipizio dalla sala.

Aminta ed Orlando lo seguirono fuori, cercando di consolarlo. Gino abbracciò lo zio di Fiordispina; poi salì a cavallo e partì, accompagnato dal fratello di lei. Si volse alla casa, salutò ancora la famiglia, che si era affacciata sul terrazzo per dargli l'ultimo addio, sventolò il fazzoletto, fino a tanto la strada diritta gli permise di vedere i suoi ospiti, gli amici suoi, il suo tutto. Solamente a Fiumalbo, scorgendo alcune brigate di viandanti, pensò a rasciugar le sue lagrime.

La vettura, fissata in anticipazione da Aminta, doveva aspettare il viaggiatore davanti all'ingresso del mulino. Ma prima che i nostri due cavalieri giungessero là, un uomo si spiccò dall'uscio di una gran casa bianchiccia, e venne verso il mezzo della strada, chiamando ad alta voce il conte Malatesti.

—Che vuole costui?—disse Gino.

—Siamo davanti alla casa del sindaco:—rispose Aminta;—sarà qui ad alloggio il signor commissario.—