—I tempi son guasti e certi animi son diventati incorreggibili con un regime di bontà; è necessario dare esempi salutari, esempi di severità, perchè non avvenga di peggio. Ma a questo provvederà la vigilanza del governo. Per quello che risguarda la mia casa, provvederò io senza fallo. Vi ho scritto l'altro dì, e voglio sperare che non ritornerete a Modena per fare quel che avete fatto finora. Perchè, badate bene, se io, fidando troppo nella vostra lealtà, ho potuto lasciar correre qualche leggerezza giovanile, oggi, avvertito dall'esperienza, non son più disposto a chiuder gli occhi sui vostri diportamenti. Ottenendo una grazia insigne da Sua Altezza, ho assunto un impegno, a cui non verrò meno. Messo in sospetto dal passato, dovrò raddoppiare la mia vigilanza, e pensare in tempo ai rimedi. Ne convenite?—
Era una domanda formale, o una figura rettorica? Il conte Jacopo si era fermato, e Gino pensò che bisognasse rispondere.
—Non so che vogliate dire, padre mio. Io non ho nulla che mi rimorda, che mi punga la coscienza, da far riconoscere necessaria la vostra severità.
—Lo so;—disse il conte Jacopo, tentennando la testa.—Voi siete impenitente.
—Ma in che, padre mio? Voi mi avete accusato di leggerezza, per certi discorsi…. che mi valsero una condanna. Su ciò non discuto. Ebbi la pena e non debbo dir altro. Questo vi posso promettere, da figlio rispettoso, e consapevole dei vostri impegni paterni, che io vivrò d'ora in poi nel più prudente riserbo, e tutto intento ai miei studi. Volete che io mi chiuda nelle mie camere, che io non veda più nessuno? Lo farò volentieri.
—Non vi domando un simile sacrifizio.
—Non sarà tale per me; sono avvezzo alla solitudine, oramai.
—Sì, anche troppo;—disse il conte Jacopo, con un accento sarcastico.—E nessuna lettera vostra, delle rarissime che ci avete scritte, accennava al rammarico di non essere in luogo più popolato. Ma basti di ciò, per ora. Voi dovete mutare il vostro tenore di vita. E per farvelo mutar bene, in modo che convenga a me, ho risoluto di ammogliarvi.
—Ammogliarmi?—gridò Gino.—Ammogliarmi?
—Sicuramente. Avete venticinque anni suonati, e mi par suonata anche l'ora da ciò.