—E sia;—disse Gino, pensando che alla fin fine il terribile decreto di suo padre non poteva avere esecuzione da un giorno all'altro.—Ma in questo almeno vi piacerà di consultare il mio desiderio?—
Il conte Jacopo diede a suo figlio un'occhiata, che parve volesse passarlo fuor fuori. Poi, molto tranquillamente, e quasi pesando le parole ad una ad una, rispose:
—Certamente, poichè il vostro desiderio non potrà essere disforme dalle tradizioni e dagl'interessi della casa Malatesti. Almeno nelle alleanze,—soggiunse il vecchio, rendendo a Gino la pariglia del suo avverbio puntiglioso,—almeno nelle alleanze vorrete conservare quella dignità che non vi è piaciuta in materia d'opinioni politiche.—
Gino non ebbe il coraggio di fiatare. E il vecchio proseguì, mutando il tono grave nel sarcastico:
—Del resto, non dubitate. Io non sono un padre di palcoscenico, che voglia rendere infelice il protagonista sentimentale a cui ha dato la vita per volontà dell'autore. Sono un padre vero ed umano, un po' rigido, se volete, ma per debito di onestà, per rispetto a tante generazioni di galantuomini che lo hanno preceduto, che deve considerare le convenienze della famiglia, aver occhio alle sue condizioni economiche, e le une e le altre, insieme con le proposte che possono rampollarne, vuol sottoporre alla vostra alta approvazione. Avrete dunque il diritto di scegliere, non dimenticando che Malatesti siete nato, con mille anni di nobiltà accertata e riconosciuta, che vostra madre è una Pallavicina, con altrettanti, e che dovete qualche cosa a questo sangue; almeno almeno,—e qui il vecchio battè ancora sull'avverbio,—di non fallire alle consuetudini.
—Ah!—mormorò Gino, che si sentiva perduto. Ma il vecchio Malatesti non mostrò di dargli retta, se non per piantar meglio il dardo nella ferita.
—Avete dunque capito, mi pare;—riprese egli, implacato.—Ho fatte le mie indagini, ho meditato su tutti i partiti che potevano offrirsi, e per venir subito alla migliore delle proposte, a quella che raccoglie in sè tutte le condizioni di sangue, di ricchezza, di educazione, ed anche di bellezza (poichè questa non va dimenticata, quando c'è) ho pensato che convenisse molto a voi la figliuola del mio amico Baldovini.—
Andava per le spicce, il conte Jacopo, e bisognava rendergli questa giustizia, che non voleva far soffrire troppo a lungo suo figlio, per l'incertezza del modo in cui doveva essere finito. Il povero Gino ebbe un tremito nervoso, e gli si offuscò la vista, all'udire quel nome. Ma vide allora, come in una nube, la lettera del suo grande amico Emilio Landi, in cui era magnificata, levata a cielo, la bellezza della giovane Baldovini.
—Come?—balbettò egli.—Una bambina!…
—Ha diciott'anni;—ribattè il conte Jacopo.—Lo so da suo padre, e non me lo ha negato sua madre. Voi non l'avete guardata molto attentamente…. Parlo della figliuola, si capisce!—soggiunse il vecchio, non sapendo rinunziare all'occasione di lanciare un bel frizzo.—Non l'avete guardata molto attentamente; ma vi consiglio di farlo fin da domani, quando andrete a visitar la marchesa.