—Oh, padre mio!—esclamò Gino, trascurando l'ironia e non vedendo che l'orrore della cosa;—con tutto il rispetto…. con tutta l'obbedienza che vi devo, non ci andrò.
—Non ci andrete? E perchè, se è lecito domandarvelo?
—Perchè… perchè…. Voi non mi costringerete a dirlo. Ma un'alleanza con quella casa….
—C'eravate così intimo!
—Ebbene, per quella medesima intimità….
—Ragazzate!—sentenziò il conte Jacopo.
—Ma il mondo, padre mio….
—Il mondo vedrà nel fatto d'oggi la più bella, la più categorica, la più solenne smentita a tutte le sue ciarle di ieri. Se pure,—soggiunse filosoficamente il vecchio Malatesti,—se pure il mondo si ricorderà di averne fatte, fino a tre mesi fa. Non mettiamo dunque fuori di queste scuse; non mostriamo di volerci attaccare a' rasoi. Infine, volete voi che io dica al mio vecchio amico Baldovini le ragioni, gli scrupoli, per cui ricusereste la mano ch'egli ci offre? Perchè egli ce l'offre, capite? egli in persona; e la marchesa Polissena approva un'idea, che ella medesima ha ispirata al marito. Voi sapete che il Baldovini non fa nulla senza sua moglie.—
Un interlocutore che avesse amato il frizzo come lo amava il vecchio
Malatesti, avrebbe colta a volo l'occasione per dire che la moglie non
gli ricambiava la cortesia. Ma il nostro Gino pensava a tutt'altro.
Egli rivide in nube la lettera di Emilio Landi e fremette.
—Mi sarei dunque ingannato?—pensò.—Quella lettera sarebbe stata scritta… sotto la dettatura di lei?—