—Ci verremo, alle maggiori, ci verremo;—rispose il conte Jacopo.—Ma i Baldovini non hanno solamente ricchezze; hanno credito. La marchesa Polissena è potente a Corte. Non ho dovuto sperimentarlo io? Soltanto dopo che la marchesa è entrata in lizza, allora soltanto, ho potuto esservi utile, ottenere il vostro perdono da Sua Altezza, io, ciambellano antico, io più fedele alla casa del Duca, nei giorni della sventura, che non fossero tanti nobili di più fresca data, compresi gli stessi Baldovini. Pensate a questo, Gino, e finiamola con le vostre ripugnanze inesplicabili.
—Inesplicabili! Vi piace di chiamarle così;—mormorò Gino.—Ma io non vi ho detto ancora tutto.
—Parlate, allora. Siamo qui per dirci ogni cosa. Appunto per questo ho voluto venirvi incontro a Sassuolo.
—Ebbene, padre mio…. Se non fossi io l'uomo più adatto a far felice la giovane Baldovini…. Se ella amasse già un altro….
—E chi, di grazia?
—Il marchese Landi.
—Come lo sapete?
—Ho una sua lettera, in cui non fa che parlarmi della marchesina, dei suoi vezzi, dei suoi trionfi di società. È una lettera di un innamorato.
—Come v'ingannate!—esclamò il conte Jacopo.—Emilio Landi è uno dei vostri…. Via! mi fareste dire delle cose….
—Ditele, padre mio; non vi trattenete per me.