—E di chi?—

Il vecchio Malatesti non rispose direttamente alla domanda incalzante di suo figlio. Tentennò un poco la testa; poi lasciò cadere dall'alto, stanche e fredde, come una pioggia lenta d'autunno, queste poche parole:

—Vi ho già detto che io non ho nessun potere sul ministro. Fummo rivali nella grazia del principe, ed egli se ne ricorda.—

Poi sospirò, il conte Jacopo, ed aggiunse:

—Così si preparano, nella gelosia dei servitori, le cadute dei legittimi padroni.—

Ma queste filosofiche considerazioni non avevano che fare col triste caso di Gino Malatesti, e il nostro povero giovanotto lasciò cadere il discorso.

Oramai non aveva più speranza che in Giuseppe. Piccola speranza, in verità, poichè da quel fidato servitore non c'era da aspettarsi aiuto. Ma quel brav'uomo sapeva le cose appuntino, e il sapere ciò che si trama contro di noi, contro gli amici nostri è già un'arma nelle nostre mani, il principio e il fondamento di ogni difesa. Pochi minuti ancora, e lo avrebbe veduto, lo avrebbe interrogato, il suo fedel servitore. La carrozza era entrata in Modena, svoltava un angolo ben conosciuto, giungeva davanti al palazzo Malatesti, infilava il portone, per andarsi a fermare davanti alla scala padronale. Due servitori si presentarono allo sportello, ma uno di essi era il portiere, l'altro…. non era Giuseppe. Entrato in casa, Gino fu lungamente in balìa della famiglia, abbracciato, guardato, interrogato, poi nuovamente abbracciato, come sempre avviene in simili casi. Soltanto un'ora dopo gli fu concesso di ritirarsi nella sua camera, per darsi la ripulita necessaria e mettersi in arnesi di città.

Finalmente! Era nel suo nido. Come lo avrebbe veduto volentieri, in ogni altra occasione! Ma allora, con tutte quelle tristezze, con tutte quelle curiosità pungenti nell'anima, non guardò, non vide nulla. Cioè…. dico male; vide il campanello e suonò per chiamare il servitore.

E il servitore venne, ma non era Giuseppe.

—Ah, Silvestro, sei tu?—diss'egli, come per dissimulare sotto la cortesia del saluto un primo e naturalissimo gesto di dispiacere.—Puoi dirmi dov'è andato a ficcarsi il mio abito grigio! Sai? quello che ha i bottoni metallici.