—Ci duole,—disse il signor Francesco,—ci duole che se ne vadano senza accettar nulla da noi. Se avessimo saputo che la loro partenza era così imminente….

—Oh, grazie!—interruppe il commissario.—Non ci è neanche permesso di dare incomodo alle persone in mezzo a cui ci chiamano i nostri doveri d'ufficio. Il nostro ministero è delicatissimo, e ciò in compenso dell'essere qualche volta odioso.

—Che dice Ella mai?

—Oh, non dubiti, perchè la cosa è proprio così come ho l'onore di dirle;—rispose con un sospiro il commissario.—Siamo servitori fedeli, con l'obbligo di essere accorti, di vigilare, di sospettare, sì, anche di sospettare. Infine,—soggiunse egli, con un altro sospiro, ma che pareva di sollievo,—su noi riposa lo Stato, da noi dipende la sua tranquillità, la sua sicurezza interna, che è principio e fondamento della sicurezza esterna. Ci sono tante piccole cose, germi inavvertiti di malcontenti, che bisogna osservare! Dal trascurarli derivano i guai maggiori all'ordine stabilito. Principiis obsta, lo ha detto anche il poeta, sero medicina paratur.—

Nessuno osò più interrompere il signor commissario, che era montato sul pulpito e voleva far la sua predica, anche col testo latino, come avrebbe fatto Don Pietro.

—Una cosa è da raccomandare, anche a questi paesi più lontani dalla vigilanza e dall'azione del governo centrale;—proseguì il commissario.—Fiducia in lui, che è provvido, paterno, bene intenzionato. Abbiamo in esso il tipo, il modello, l'esemplare dei governi possibili. Pure, non mancano quelli a cui sembra di star male, e che si voltano di qua o di là, sperando meglio. Se si domandasse loro: «che cosa?» si troverebbero bene impacciati a rispondere. Le novità allettano gli spiriti deboli, ecco il guaio. Ma tante novità sognate, si vedrebbe che cosa sono, allo stringer dei conti: miseria e rovina per tutti, salvo per coloro che hanno interesse a pescare nel torbido. Qui, infine, si è felici, relativamente, lo capisco, come si può esser felici sulla terra. E infatti noi ci occupiamo della terra; è istituto del reverendo di parlarci del cielo.—

Don Pietro, così personalmente indicato, reputò necessario di far riverenza al predicatore. Questi frattanto proseguiva:

—La terra dà quel che può, e, aiutando l'avvedutezza dei proprietarii, dà tutto ciò che basta ai loro desiderii. Non è gravata da altre tasse fuor quello che servono a mantenere un'autorità, distributrice di sicurezza, di benefizii morali e materiali a tutto lo Stato. Non coscrizioni che defraudino i campi delle valide braccia e le famiglie dei loro sostegni. Non cure del domani, che se ne prende il carico momentoso un principe umano e prudente, vero padre dei sudditi. Sotto l'egida sua, sotto l'imperio delle provvide leggi, il piccolo commercio respira, le piccole industrie fioriscono, e fanno le fortune anche grosse. Questa verità palmare dovrebbero intenderla primi fra tutti i grandi proprietarii, scambio di sognar novità, di favorire idee sovversive. Perchè, poi, che cosa succede? Il padre è amoroso, è buono; ma viene il giorno che non vuol parerlo tre volte. Ammonisce con gli esempi; ma se gli esempi non servono, mette mano ai castighi. Non le pare?

—Fa il dover suo;—rispose il signor Francesco, a cui era rivolta la domanda.

—Ho piacere che in questo Ella sia del nostro avviso. Lo sia in tutto, e sarà grande vantaggio per tutti. Umili servitori dello Stato, e ignari delle conseguenze che può portare l'opera nostra, non possiamo rassicurare, nè promettere; c'è una gerarchia, e noi siamo ai più bassi gradini. Solamente ci è dato di esprimere un modesto desiderio. Ella, signor Guerri, per consenso di tutti, è il primo proprietario e per conseguenza l'uomo più autorevole di questa regione, i cui semplici costumi ritraggono della antica convivenza patriarcale. Il suo ufficio potrebbe dunque esser quello di un Mentore, cioè di una guida amorevole, di un esempio sicuro per queste buone popolazioni, che il governo tien d'occhio, come ogni altra parte dello Stato. Ma l'ora è tarda;—conchiuse il commissario, parendogli di aver detto quanto bastava, e dando perciò la sbirciata d'uso al suo orologio;—noi dobbiamo levar l'incomodo a questa bella riunione, dolenti di avere interrotte le sue occupazioni.