Il libro, che Gino Malatesti non aveva punto dimenticato, era stato scelto tra i più innocenti della libreria delle Vaie. Figuratevi che era il Novellino, in una piccola e modesta edizione di Parma. Non dava molto impaccio al portatore, e non c'era caso che gli si vedesse far grinze di fuori, al petto della giacca. Comunque, se avessero frugato Pellegrino alla porta, perchè tutto poteva darsi e bisognava prevedere ogni cosa, l'invio di quel libro innocente giustificava la innocentissima lettera. Pellegrino Menghi, arrivato alla presenza del conte, avrebbe detto l'essenziale a voce. Sapeva pure tutto ciò che importava di far conoscere al conte, poichè era un giovanotto intelligente, ed anche a lui era toccata la noia di un interrogatorio intorno alla famosa gita del lago.

Passarono i quattro giorni che Pellegrino doveva star lontano dalle Vaie, tra andata e ritorno. Ma il messaggero non comparve. Ne passò un altro, che fu il quinto, e i signori Guerri, non vedendo comparir Pellegrino, incominciarono a stare in pena, temendo che gli fosse accaduto qualche guaio. I timori si tramutavano quasi in certezza verso la fine del sesto giorno, quando il signor Aminta, che era andato in traccia del suo famiglio di là da Fiumalbo, riconobbe da lunge il carro vuoto che ritornava, e Pellegrino che gli veniva a passo lento daccosto.

—Ebbene?—gli domandò, muovendogli incontro.

—Eccomi qua, signor Aminta.

—Con due giorni di ritardo!

—Per forza!—rispose Pellegrino.—E col dispiacere di aver fatto un viaggio inutile.

—Come? Non hai veduto il signor Gino.

—Non l'ho veduto.

—Ed eri andato a bella posta!

—Che vuole?—ripigliò Pellegrino.—Appena giunto, e scaricato il legname, sono andato a cercare il palazzo Malatesti. Ho chiesto del signor conte Gino, e il portiere mi ha risposto brevemente: non c'è.—Mi rincresce, perchè dovevo consegnargli un involto.—Datelo a me, gli sarà ricapitato.—Non potevo ricusare, e cavai l'involto di tasca.—C'è un libro e una lettera;—dissi allora, consegnando l'involto a quell'uomo;—avvertite anche il signor conte che se ha comandi da darmi per i miei padroni, io sono per tutto questo giorno alla Rosa, fuori porta di San Francesco.—