—Avrà scritto; replicò Fiordispina;—e più d'una volta avrà scritto.

—E allora?

—Allora, padre mio, le lettere si saranno smarrite per via.

—Tutte?

—Tutte, sicuramente: la seconda nello stesso modo e per le stesse ragioni della prima; la terza come la seconda, e così via. Io ho sognato, padre mio, che le lettere del conte Gino, erano state intercettate all'ufficio postale di Modena. Ho sognato ancora che egli, non vedendo risposta alla prima nè alla seconda sua lettera, sospettò di una sottrazione, e provò a mandar le sue lettere per altra via; ma si fidò di un servo, e quel servo lo tradiva.

—Una gran fede…. nei sogni!—esclamò il vecchio Guerri.

—E nella voce del mio cuore,—ribattè la fanciulla.—Abbiamo stimato il conte Gino Malatesti, te ne rammenti? Lo abbiamo stimato come un perfetto cavaliere. Perchè lo giudicheremmo diverso, senza aver prove de' suoi torti? Perchè lo disprezzeremmo su mere apparenze?—

Il signor Francesco ammirò la costanza della sua figliuola, ma vide in pari tempo la necessità di scuoterla, di distruggere quella fede. Infine, un giorno o l'altro doveva saperla anche lei, la dolorosa verità. Non era meglio che la sapesse da lui, e subito, poichè l'occasione era venuta?

—Senti:—incominciò egli allora;—se io ti dicessi che il conte Gino ci ha dimenticati, e che….

—E che? Non ti fermare, padre mio!—gridò Fiordispina.—Continua!