—Col conte Malatesti?—chiese arditamente Ruggero.

—Sì; come lo sapete?

—Lo avevo immaginato fin dalla mia prima venuta;—rispose il giovane, con molta semplicità.—Ma poichè quell'altro si è ammogliato con una Baldovini…. credevo di potermi avanzar io.

—Come sapete che ha preso moglie?—gridò il signor Francesco, che una notizia così certa non l'aveva neppur egli.

—Mi han detto….—balbettò Ruggero.—Ma in verità non ne so nulla. Eccovi almeno ciò che è giunto al mio orecchio: che il conte Gino Malatesti si ammogliava. Io, allora, ricordando di aver conosciuto qui il signor conte, e immaginando che potesse trattarsi di un altro matrimonio, domandai con chi, e mi fu detto il nome di una marchesa Baldovini. Allora pensai: non era dunque vero quello che io avevo sospettato? E perchè appunto in questi giorni mio padre mi aveva accennati certi suoi disegni, anzi era sospeso tra due proposte, una di Modena e l'altra di Reggio, mi son fatto coraggio e gli ho detto:

—Sentite, padre mio; se mi fossi ingannato, l'altra volta, alle Vaie!… e se la nostra parente Fiordispina fosse ancor libera!…—A mio padre non è parso vero, perchè infine l'idea di questa alleanza l'aveva avuta lui, e l'aveva sempre vagheggiata. Ed ecco, mio buon cugino,—conchiuse malinconicamente Ruggero,—ecco perchè son ritornato qua, a fare un altro viaggio inutile.

—Povero ragazzo!—esclamò il vecchio Guerri.—Come siete buono, Ruggero, e come meritate di esser felice! Credete pure che io sono dolentissimo di non potervi chiamare mio figlio. Del resto, lo scriverò molto chiaramente a vostro padre, ringraziandolo dell'onore che ci ha fatto e dicendogli le cose come stanno. Mia figlia ha un suo modo di vedere, che sembrerà forse un po' strano, ma che in fondo ha persuaso anche me. Un altro padre vi tacerebbe la vera ragione; io voglio dirvela, anche per appagare il desiderio di Fiordispina. Ella si ritiene fidanzata al conte Malatesti. Se il conte ha dimenticato le sue promesse, peggio per lui, che ha mostrato di non meritarla. Ma nel fatto ella sarebbe…. come ho da dire?… un partito ricusato. E in questo caso (è mia figlia che parla) non si debbono accettare da un Guerri i rifiuti di un Malatesti.

—Rifiuti! Rifiuti!—borbottò il cugino Ruggero.—Son certi rifiuti, questi, di cui si contenterebbe un principe.

—Ho piacere che la pensiate così!—gridò il signor Francesco prendendo la mano dell'Ercole adolescente e stringendola forte tra le sue.—Perchè infine, la parola è di mia figlia, e va intesa con discrezione.—

Sospirò, così dicendo; ed era un sospiro, il suo, che esprimeva due sentimenti, uno di dolore e l'altro di soddisfazione. Soddisfazione momentanea, se vogliamo, mentre il dolore era continuo. Ma anche nel dolore sono i momenti di sollievo; quando, ad esempio, ci si dimostra con una buona parola che quel dolore è inteso, e che la nostra sventura non può avvilirci agli occhi di nessuno, perchè essa è della specie più nobile, e perchè infine non ce la siam meritata.