Quel giorno medesimo il cugino Ruggero partì dalle Vaie, calmo, tranquillo, sereno in apparenza, come era già partito una volta. Non lo giudicate severamente, vi prego. Sentiva anch'egli, e non meno profondamente di un altro; ma sentiva da uomo giovane e sano, che è sempre vissuto tra i monti, lontano dai piagnistei e dalle teatralità della vita cittadina. Sarebbe stato felicissimo se Fiordispina gli avesse detto di sì; ma non avrebbe intuonato un inno, nè spiccato un salto d'allegrezza, come faremmo noi, gente sensibile e nervosa. Gli avevano detto di no, in modo semplice e cortese, tale da non offendere la dignità della sua casa, nè il suo amor proprio di giovanotto, e ne sentiva un gran dispiacere; ma non era abbattuto, non piangeva, non rotava gli occhi, non digrignava i denti, non si disperava, come faremmo noi, gente…. Vi ho detto già che gente siamo, e non ripeterò gli aggettivi.
Poi (perchè non dire anche questo?) ci sono gli uomini che parlano molto, e quei che parlano poco. Il cugino Ruggero apparteneva alla seconda categoria. Nella sua taciturnità aveva inoltre i conforti del pensiero, e materia a molti pensieri gliene offriva la novità del suo caso. Figuratevi che era partito da casa sua con tre partiti in vista. Egli veramente preferiva sua cugina, che conosceva già e che avrebbe amata moltissimo, quando fosse diventata sua moglie. Ma, perduta la speranza di aver quella, gliene restavano altre due, fra le quali poteva scegliere, altre due che non conosceva affatto, ma che avrebbe vedute, prima di ritornarsene a casa. Suo padre, infatti, gli aveva parlato così:—Tu andrai prima alle Vaie, e farai quest'altro tentativo coi nostri parenti; ma poi, bada, io non voglio che si perda altro tempo. Se è un no, o se non è un sì tanto fatto, come dobbiamo volerlo noialtri, scendi subito a Modena e vedi quell'altra; poi, essendo tutta strada, passi a Reggio e vedi quell'altra ancora. Son figliuole di nostri amici tutt'e due; gli affari ti danno il pretesto di una visita. Così, veduta la seconda e veduta la terza, ritornerai a casa, mi dirai quale ti sarà piaciuta di più, e noi risolveremo, con cognizione di causa.—
Uomo saggio, il signor Guerri del Reggiano, e che non amava andar per le lunghe; viva l'anima sua! È così piacevole aver da trattare con persone di questa fatta! Sì, sì, no, no; e avanti, senza perdersi in chiacchiere.
Ruggero, adunque, salutò i suoi parenti delle Vaie, li ringraziò delle amorevoli accoglienze, chiese i loro comandi per Modena, e partì. Con lui, approfittando della buona occasione, partiva un altro personaggio, il vecchio prevosto delle Vaie. Gran novità, come vedete, e gran meraviglia tra i suoi parrocchiani.
Capitolo XIV.
Consolatore e giudice.
Don Pietro era veramente addolorato. Si poteva dire che non lo fosse mai stato tanto per sè, come lo era per i suoi amici. Ma in quel rammarico non c'entrava anche un pochino di suo? Anch'egli, se ci pensava, anch'egli era stato ingannato da quella faccia d'angelo Gab…. Ah, non angeli, nè santi, in paragone con gli uomini! Aveva ripreso Pellegrino, e non doveva cascar egli nel medesimo errore.
Povera fanciulla, così bella e così buona, così degna di esser felice! Se il conte Gino andava sposo ad un'altra, la bella Fiordispina non sarebbe stata felice mai più. Egli la conosceva, oramai. Se la fanciulla aveva detto a suo padre: «rimarrò a governare la casa» si poteva star certi che avrebbe fatto così. Se aveva promesso di non versare una lagrima, si poteva giurare che avrebbe mantenuta la sua promessa. Non avrebbe pianto, no; il cuore le si sarebbe spezzato, ma il suo volto non avrebbe tradito lo schianto. Quello che Fiordispina diceva, si poteva prendere per Vang…. Ah, triste mania dei paragoni! Don Pietro si morse la lingua per punizione.
—Infine!—conchiuse, cercando una scusa al suo fallo.—È un modo di dire. Quella buona fanciulla non ha mai mentito; è l'innocenza, è la verità personificata.—
Il pretesto con cui Don Pietro partiva per Modena era la compera di certi drappelloni per la chiesa parrocchiale. Quelli che c'erano, li aveva trovati entrando in uffizio, e fin d'allora già vecchi, stinti e sgualciti. Immaginate come fossero diventati in quegli ultimi tempi. Eppure, il vecchio prevosto avrebbe tirato innanzi con quelle anticaglie ancora per un paio d'anni, pensando che i suoi parrocchiani non badavano a certe apparenze. Ma poichè a Modena doveva andare, i drappelloni fornivano facilmente la scusa.