Il matrimonio si faceva tra due mesi, cioè a dire verso la fine del carnevale. Peccato che la stagione, così fredda ancora, non permettesse agli sposi di fare una corsa alle Vaie! La cosa spiaceva tanto a Marianna; spiaceva a Ruggero; spiaceva anche ai parenti di lui. Nè poteva spiacer meno ai congiunti loro delle Vaie, e Fiordispina, nelle sue risposte, non rifiniva di esprimere col suo il rammarico di tutta la famiglia.

Perchè ella scriveva assai volentieri quelle lettere, quasi volesse scusarsi con altrettanta amabilità, della freddezza dimostrata parecchi mesi prima al cugino Ruggero. Le donne hanno di queste delicatezze, le quali spesse volte vanno sprecate come i fiori gentili del prato, che nessuno li avverte, quando sono sbocciati, e poi li recide, insieme con tutte le altre erbe pazze, la falce del villano.

Ma per allora, anche non intese in quel modo, le cortesie della cugina e di tutti i parenti delle Vaie erano molto gradite da Ruggero Guerri, e non meno dalla famiglia Campolonghi. E la conseguenza di tanto gradimento fu una argomentazione come questa:

—Se non possono gli sposi andare a Fiumalbo, per la stagione che sarà ancora troppo rigida, perchè non potrebbero discendere i signori Guerri a Modena? L'inverno, gli ultimi giorni di carnevale, dovrebbero esser anche un potente incentivo a questo viaggetto, che recherebbe un po' di novità nelle loro consuetudini.—

Ed anche quei del Reggiano, messi a parte del disegno, incalzavano con le loro preghiere. Quella del matrimonio di Ruggero, infine, era una buonissima occasione per raccogliere insieme i due rami dei Guerri. Buonissima, in verità, e solenne per giunta; non andava trascurata.

Il disegno fu ventilato anche alle Vaie, non già perchè sembrasse accettabile, ma perchè bisognava trovar ragioni da opporre, scuse oneste da metter fuori. Ma l'idea di quella gita piaceva tanto ai signori Campolonghi, che l'avevano avuta per i primi! Ma piaceva tanto alla signorina Marianna! La graziosissima sposa voleva conoscere Fiordispina, e non si dava per vinta alle ragioni, dichiarava fiacche le scuse.

Donde tanto amore e tanto desiderio? Lettori miei, non bisognerebbe guardar tanto nel sottile, sopra tutto in questa materia già di per sè molto delicata. L'amore, l'amicizia, la simpatia, nascono perchè vogliono nascere, e i germi non possono sempre cercarsi col microscopio. Le grazie di Fiordispina, decantate dal cugino Ruggero, il piacere cagionato da quelle sue lettere così gentili e garbate, quell'altro non meno grande di poter vedere riunita ad una sola mensa tutta la schiatta dei Guerri, sarebbero ragioni bastanti a spiegare, a giustificare l'insistenza delle preghiere. Un'altra ragione si può trovare nella insistenza medesima. Incominciamo tutti a manifestare un desiderio per mostra di gentilezza, ci torniamo sopra per civiltà, e finiamo con invaghirci della nostra idea. Non vi basta? Mettete ancora che la signorina Marianna aveva un fratello, avvocato, che stava per finire le pratiche, ed era come suol dirsi un giovane di belle speranze. Quale speranza più bella, da aggiungere a tutte le altre? Anche il signor Campolonghi padre, pensando alla venuta di Fiordispina a Modena, diceva come il vecchio Guerri, ma per altra ragione:—chi sa?—

Bisognava dunque rispondere a quelle reiterate preghiere, a quelle istanze continue, che venivano a gara da Modena e dai monti Reggiani.

—Che altre ragioni si trovano?—diceva il signor Francesco.—Perchè già, capisco, a nessuno di voi questo viaggio piace, e a Fiordispina meno che agli altri.

—Perchè?—domandò la fanciulla.