—Vuol saperlo, il gran perchè?—ripigliò la fanciulla.—Glielo dirò, a patto che mi serbi il segreto.
—Posso prometterlo;—disse Don Pietro.—Ma avete dei segreti per vostro padre?
—No, e sì. Non ne ho, se si tratta di cose che possono avere una buona e una cattiva interpretazione, e per cui resti dubbio se vadano fatte o non fatte. Ne ho, se si tratta di pensieri miei, che possono parere ridicoli. E questo è il caso, per l'appunto;—conchiuse Fiordispina.—Ho la speranza di rivedere quell'uomo.
—Ed ecco per l'appunto ciò che temevo;—rispose Don Pietro.
—Che male c'è? Turbo io la pace di qualcheduno?
—Mettete a repentaglio la vostra, figliuola mia, e vi par poco?
—Non tema per me, Don Pietro. La mia testa è salda e il mio cuore è già provato ad ogni scossa.
—Tanto meglio, figliuola mia, tanto meglio. Ma che curiosità è la vostra?
—Curiosità di montanara;—rispose Fiordispina, sorridendo.—Non mi sarà dunque concesso di vedere se quell'uomo è felice? E noti che io desidero ardentemente di saperlo felice;—soggiunse ella, animandosi.—Ella mi conosce, Don Pietro, e sa che non ho l'uso di mentire. Un cuore che ama ha tesori di bontà e di compassione per tutti.
—Anche per gl'ingrati?