I più furbi, i più sottili, argomentavano che lasciasse così libera la figlia, perchè amava sempre la madre. Ma poteva reggere, quella supposizione? E il marchesino Landi che gli era succeduto? e sua Eccellenza il ministro di Stato, che era succeduto a tutt'e due? Del resto, il conte Gino si vedeva poco nel salotto della marchesa Polissena; pochi minuti nel suo palchetto a teatro, e a passeggio mai. Anche quella supposizione fu dunque abbandonata. Che altro pensare dei fatti suoi? Un osservatore moralista sentenziò brevemente:—È la penitenza. Casa Malatesti avrà presto un gran santo.—

Il barone de Wincsel, entrato nel palco e sedutosi accanto al marchese Landi, che restava ancora per tutto l'atto al posto d'onore, parlava poco e guardava molto. Era ancora nel periodo delle occhiate e dei sospiri, l'angelo vestito da luogotenente, e aspettava la dolce parola che gli permettesse di spiccare un volo più ardito. E poi, egli non era un parlatore, un chiacchierone, come il marchesino Landi; faceva assai più rumore con gli sproni e con la sciabola, che non con la lingua. Non dimenticate che quello era il tempo in cui si sentivano saltellare le durlindane sui selciati delle città, con gran noia dei viandanti pacifici; nè i generali pensavano a reprimere questo mal vezzo nordico, nè i pronipoti del cavaliere Bajardo avevano ancora insegnato col loro gentile esempio che si può essere valorosi soldati anche portando per via un bastoncello di nocciolo, o una mazza di giunco.

Il De Wincsel guardava e sospirava. La contessa Elena credette conveniente di sviare con qualche discorso l'attenzione di Emilio Landi. Quanto al Lesarini, in verità, non occorrevano tanti artifizi, poichè egli non capiva nulla e non si accorgeva di nulla. Il discorso della contessa Elena si aggirò sulle dame che erano quella sera in teatro. Lei esponendo, Emilio facendo le chiose, si passarono in rassegna tutti i palchetti. La Randoni, sempre nobile, sempre severa, un tipo di matrona antica; come mai aveva potuto mettere al mondo una figliuola così pallida e scarna? E poi, perchè quell'abbigliatura verde? Nessuno per consigliarle un altro colore, che l'abbattesse meno? Un po' meglio la Frassinori; ma che pretensioni, Dio buono! Si credeva una Giunone, o poco meno. A proposito, e perchè non si vedeva l'avvocatino? Dov'era Giunone non doveva mancare il pavone, l'animale a lei sacro.

E la Dal Pozzo Farnese, sempre bella, sempre rigogliosa e fresca come un fior di stagione! Di quella si diceva bene, non potendo fare altrimenti. La Dal Pozzo Farnese era una sorella di Emilio Landi. Tra presenti si usano di queste cortesie! Ma quelle due borghesucce arricchite delle Fantuzzi, che volevano gareggiare di eleganza con le nobili dame, com'erano spietatamente conciate dalla critica di Elena Malatesti e dalla vena compiacente del Landi! Ah, una novità, quella sera! Anche la Campolonghi in teatro; e tutta in fronzoli, e coi brillanti agli orecchi. Naturalissimo; era sposa. E chi era il fortunato mortale? Uno delle parti di Reggio; sicuramente quel giovinotto alto e biondo, un po' timido, impacciato nei modi, ma bello, che si vedeva spuntare dal fondo del palco. Ma chi era quell'altra donna, dal viso bianco e dai capegli nerissimi, che sedeva di rincontro alla sposa? Una fanciulla, certamente, com'era dimostrato dalla giovinezza dell'aspetto e dalla semplicità dell'abbigliatura. Ma non doveva essere modenese, poichè Elena Malatesti non si ricordava di averla veduta mai, e il marchese Landi nemmeno. E aveva guardato Elena, la bella sconosciuta; e la guardava ancora con molta attenzione.—Chi sarà costei?—La parentela dei Campolonghi si conosceva tutta, e il viso di quella sconosciuta non rispondeva a nessuno dei nomi che Emilio Landi poteva citare, tessendo la genealogia di un'intera tribù.—Chi sarà costei?—Neanche il sapiente Lesarini poteva appagare su questo punto la curiosità di Elena Malatesti.

—Chiunque sia, è molto bella;—conchiuse Emilio Landi.

—Vi pare?—disse Elena, che non voleva persuadersene.—Ma già, dimenticavo che voialtri uomini prendete fuoco come l'esca. Guardate almeno com'è tutta affagottata!

—Affagottata, poi, non mi sembra. È messa con molta semplicità.

—Alla moda di cent'anni addietro!—ribattè la contessa.

—Cento son troppi, via! Diciamo di cinque;—volle correggere Emilio
Landi.

—E siano anche cinque;—replicò la contessa.—Cinque è come cento, in
materia di moda.—