—Di che parlava, dunque? Ella non ha quasi altro tema.
—Non saprei dirti;—replicò Gino, confuso.—Si parlò di cose da nulla….
—Vedete, Emilio?—esclamò la contessa, rivolgendosi al Landi.—Mio marito va a far visite, e non sa nemmeno di che cosa gli abbiano parlato.—
Il conte Gino si seccava, e sorrideva tacitamente, a labbra chiuse, come l'uomo che si secca. A levarlo di pena giunse il vecchio Lesarini, glorioso e trionfante. Quella volta il marchese Landi fu per andarsene davvero; ma anche stando in piedi volle rimanere un istante, per sentire le novelle del messaggero.
—Nunzio, che rechi?—diss'egli con piglio alfieresco al nuovo venuto.
—Ho trovato, finalmente;—rispose il Lesarini.—Ho faticato un pochino, chiedendo di qua e di là; ma ora so tutto, so tutto.
—Che cosa?—domandò la contessa, che aveva l'aria di non ricordarsi più della sua grande curiosità di mezz'ora prima.
—Il nome di quella signora….—replicò il vecchio Ganimede,—anzi di quella signorina, del numero quindici.
—A mano manca!—riprese il Landi, con accento rossiniano.
—Sicuro;—disse quell'altro.—Infatti, è proprio a mano manca.