—Sapete bene, contessa,—susurrò in tono di madrigale il De
Wincsel,—che io non me ne lagnerò. Non guardo che una donna, io.

—Fate bene, De Wincsel;—rispose la contessa.—E sia sempre una sola. Un uomo ci si trova male, fra due donne. Il minor male che gli tocchi è di perder l'una senza aver l'altra.—

La bella signora che faceva queste savie riflessioni avrebbe potuto illuminare, non solamente il barone De Wincsel, ma anche noi, povero volgo ignaro, soggiungendo qualche altra considerazione intorno alla donna che si trova fra parecchi uomini, e ci vive tranquilla, come nel suo elemento. Ma di questo ella non si curò più che tanto, la nervosa contessa, e noi ci abbiamo perduto una cognizione che per l'autorità della persona sarebbe stata importantissima. E non è a dire che si trattenesse per difetto di sincerità. Figuratevi che dentro di sè la contessa Elena rendeva perfino giustizia a Fiordispina Guerri, di cui dianzi aveva pur fatto un così acerbo giudizio.

—È bella, infine, e la gelosia non deve farmi travedere;—pensò ella, mentre il De Wincsel stava ancora cercando il senso delle parole di lei, come un avventor di caffè cerca il motto della sciarrada nel giornale con cui ha fatto colazione.—Del resto, sono io proprio gelosa? È bella, non c'è che dire, e capisco che il mio signor marito, nell'ozio forzato del suo confine a Querciola, abbia potuto invaghirsi di quel fiore di bosco. Che amori devono essere stati fra lor due! Perchè poi, sapendo queste cose, la mia signora madre abbia voluto ad ogni costo fare di me una Malatesti, in verità non arrivo a capirlo. Intendo la vendetta, che è il piacere degli Dei. Ma c'era bisogno che ne fossi io la vittima? Io, nel caso di mamma, gli avrei lasciato sposare la sua montanara, con la certezza di esser meglio servita fra un paio d'anni, dal pentimento e dalla noia del signor conte Malatesti.—

Ah contessa, contessa! Ecco un ragionamento molto leggero, che non fa onore alla vostra perspicacia. In primo luogo voi non potevate per nessuna ragione esser la vittima, nella vendetta della marchesa Polissena vostra madre, e la degna signora vi conosceva benissimo per sangue suo, scegliendovi come istrumento. In secondo luogo, dato e non concesso che il conte Malatesti potesse pentirsi fra due anni di un matrimonio in casa Guerri, sarebbe sempre stata una vendetta troppo lenta per la vostra signora madre. Non la serviva meglio, e in soli sei mesi di tempo, un matrimonio del conte Gino in casa Baldovini? Pensateci, nervosa contessa, e ci darete ragione, sincera come siete, e spregiudicata parecchio.

Il grazioso Lesarini interruppe quel sapiente monologo, ritornando nel palco.

—Ebbene?—gli chiese la contessa.

—Nulla,—rispose egli.—Un semplice capogiro; forse effetto del caldo.

—E dov'è, ora?

—Qui nel corridoio col Landi; ritorna subito.—Alla contessa importava poco che suo marito ritornasse, o restasse fuori dell'altro. Rispose tuttavia con un gesto di soddisfazione, che poteva essere di ringraziamento per le notizie del Lesarini, ed anche di chiusura al discorso.