Il ballo stava per incominciare, quando riapparve il conte Gino, ancora seguito da Emilio Landi.
—Come?—esclamò la signora.—Siete ritornato? Credevo che foste andato a far visita…. laggiù.—
Il conte Gino le rivolse un'occhiata severa, che, per esser la prima, non doveva turbarla molto; poi freddamente soggiunse:
—Son venuto a prendervi, per ritornare a casa.
—Che novità è questa, Gino?—domandò ella, facendo un gesto di stupore.
—Non è una novità, che io vi accompagni;—replicò Gino, con studiata lentezza di frase.—Spero bene che non mi lascerete andar solo, e non incomoderete il barone De Wincsel per ricondurvi, quando io ci sono.
—Egli…. o un altro! Ce ne son tre, di cavalieri e di amici;—mormorò ella, che aveva indovinato il valore dell'argomento.
Si alzò, nondimeno, e accettò la mantellina che era pronto ad offrirle il più vecchio dei tre.
Ed egli e gli altri due capirono poco in quella scena coniugale, nata lì per lì, senza cagione apparente. Nei palchi, poi, fu una grande maraviglia; nessuno capì perchè la contessa Elena Malatesti se ne andasse sul bel principio del ballo. Ma già, era tanto capricciosa e strana, la contessa Elena! Tutta sua madre, infine, quando sua madre aveva vent'anni. Il povero marchese Baldovini ne sapeva qualche cosa! E ciò lo compensava, il brav'uomo, di tutto l'altro che doveva ignorare, in processo di tempo.
Quel che avvenne in casa Malatesti s'immagina. La contessa aveva obbedito al comando, con aria di vittima ingioiellata e rassegnata al sacrifizio. Ma come fu giunta a palazzo, fece una scenata coi fiocchi. Ella capiva benissimo che se non si ribellava subito, se non mostrava i denti a suo marito, quell'uomo così dolce, ma così freddo, che l'aveva sposata per forza, che amava lei quanto ella amava lui, sarebbe diventato un tiranno, non le avrebbe lasciato più un'ombra di quella libertà che ella aveva imparato ad apprezzare, appena uscita di conservatorio, nella casa di sua madre. E gliene disse, al conte Gino, gliene disse di crude e di cotte, sperando che quell'uomo perdesse la pazienza e levasse la mano per batterla. Ma il conte Gino era un signore. Stette un poco a sentire, sdegnoso e taciturno, quella furia scatenata; poi si ritirò nella sua camera, lasciando la contessa più inviperita che mai.