—Troppa!—interruppe la marchesa.—E le fate veder troppo chiaramente che non l'amavate, sposandola.

—Perdonate, non ho di questi rimorsi;—replicò Gino.—Ella non ha trovato in me un uomo pazzo d'amore per lei, ma almeno almeno un compagno affettuoso e cortese. Uscita appena di conservatorio, doveva ella essere già tanto esperta, da distinguere tra gli ardori della passione e il sentimento delicato dell'amicizia? Io dimentico, o signora, che voi non le avete nascosto una parte del mio passato. Ciò che io ne ho veduto ieri sera, mi spiega molte cose del suo carattere e dei suoi diportamenti con me. Ma sapesse ella anche tutto,—proruppe Gino, irritato dai vincoli che la delicatezza imponeva al suo discorso,—di che aveva a lagnarsi? Fui l'uomo più compiacente del mondo; ho popolato la mia casa di sospiranti; ho veduto succedersi al fianco di vostra figlia tutti i tipi più graziosi, come i più antipatici.

—Colpa vostra!—notò la marchesa.

—Che dovevo far io?—replicò Gino.—Una scena coniugale ad ogni nuovo aspirante che si presentava? Chiudere le porte di casa mia, mentre erano aperte quelle di casa vostra?—

La marchesa Polissena rispose con una crollata di spalle.

—Voi date troppa importanza ad alcuni scherzi innocenti, che sono il passatempo della gioventù;—diss'ella poscia, con un sorriso di compassione.—Auguratevi di non aver mai da rimproverare a vostra moglie altri torti che questi, di esser bella, di piacere, e di sentirselo dire.

—Ed ho lasciato correre, come vedete;—rispose Gino.—Ho lasciato dire, ho lasciato ascoltare.

—Per giungere allo scandalo di iersera!—replicò la marchesa.—Meglio valeva incominciare subito. La mia Elena avrebbe saputo fin da principio a che vita era condannata da voi.

—Non dimenticate,—disse Gino,—che lo scandalo di ieri sera, come vi piace di chiamare una partenza da teatro, ha avuto ben altre cagioni. Vi ha ella ripetute le sue parole?

—Sì, e non ci ho veduto che una cosa, assai perdonabile agli occhi di un uomo di garbo. Vostra moglie è gelosa.