—Tutto! Non dimenticate che i vostri Guerri hanno sempre un conto aperto con la giustizia.
—Sarebbe un'infamia!—esclamò Gino, torcendo il viso, inorridito.
—Come vorrete;—replicò Polissena.—Io difendo mia figlia, e prendo le armi dove sono.—
Gino rimase un istante sovra pensiero, considerando il pericolo a cui erano esposti i suoi poveri amici ed ospiti di Fiumalbo. Il suo sagrifizio non era dunque bastato a liberarli per sempre? Quella donna furibonda lo teneva ancora incatenato a' suoi piedi?
—Vi ho detto, signora, quello che volevo io;—mormorò egli, dopo quell'istante di pausa.—Ditemi che cosa volete voi.
—Che facciate delle scuse ad Elena.
—Delle scuse? L'ho io dunque offesa così gravemente?
—Sia grave o leggera l'offesa,—replicò Polissena,—essa ebbe testimoni tre persone.
—E per caso,—riprese Gino,—dovrei fare delle scuse anche ai tre testimoni?
—Una buona parola andrebbe detta, sicuramente. La scortesia del vostro comando ad Elena può averli feriti benissimo.