Le vittorie di Polissena.

Non erano due amici, in verità, quelli che aspettavano il conte Gino Malatesti. Uno di essi era un semplice conoscente, lo Schwabe, anch'egli barone, o qualche cosa di simile, anch'egli luogotenente di cavalleria, come il barone De Wincsel. L'altro era il marchesino Frassinori, un fatuo, un pretensioso, che egli non poteva soffrire.

—Li prego, vogliano sedersi;—disse Gino, assai cerimoniosamente, additando due sedie.—In che posso servirli?—

I due visitatori aspettarono che il conte Malatesti avesse preso posto sulla poltrona; poi sedettero anch'essi, stando bellamente sulla vita.

—Veniamo, signor conte,—disse il luogotenente Schwabe,—incaricati di una commissione del signor barone De Wincsel.

—Ah, bene!—rispose Gino, inchinandosi.—E che vuole?

—Vorrebbe…—ripigliò quell'altro.—Ma in verità, il verbo è improprio, nel caso presente. Il signor barone desidera uno schiarimento da Lei. Iersera, essendo egli in visita nel palco di Vossignoria, gli parve che Ella lo trattasse con molta freddezza, insolita in Lei. Gliene avrebbe richiesto direttamente, o allora, o più tardi, nell'uscir da teatro, fidando nelle loro buone relazioni d'amicizia. Ma questo egli non potè fare, poichè Vossignoria accompagnava a casa la signora contessa. Ora, Ella intenderà, signor conte; pensandoci su, gli son cresciuti i dubbi nell'animo. E siccome gli sta molto a cuore la stima di Vossignoria, che sa di non aver demeritata, la prega per mezzo nostro di volerlo rassicurare su questo proposito.—

Il discorso era gentile, e il conte Gino ammirò la delicatezza del barone Da Wincsel. Bisognava rispondere, e rispondendo non esser da meno.

—Il barone è cortese;—rispose Gino, inchinandosi ancora.—Egli mi offre una facile occasione per dirgli che ha male interpretato un momento di umor nero e dubitato a torto dei miei sentimenti per lui. Ma vedano, signori;—soggiunse egli tosto, frenando col gesto un bel movimento dello Schwabe;—ciò che sarebbe stato possibile ieri, da uomo a uomo, non lo è più egualmente stamane.

—E perchè di grazia?—domandò quell'altro.—Favorisca spiegarci la differenza che ci vede, e che non ci vediamo noi, l'assicuro.