—Ecco, signori miei;—ripigliò il conte Gino.—Ho sempre creduto che quando si presentano due gentiluomini, per incarico di un terzo, a chiedere una spiegazione…

—Uno schiarimento, perdoni!—interruppe lo Schwabe.

—Sia pure uno schiarimento;—disse Gino.—Quando si presentano due gentiluomini, per chiederlo in forma solenne, è cortesia fare in modo che essi non si siano scomodati invano. La loro commissione, signori, è larga, e non potrebb'essere altrimenti, trattandosi di persone così rispettabili; può andare dalla domanda di uno schiarimento a quella di una riparazione. Date certe circostanze, lo capisco;—soggiunse Gino, andando incontro ad una osservazione che già vedeva fiorir sulle labbra del suo gentilissimo contradditore.—Ma appunto perchè la solennità del messaggio suppone l'ampiezza del mandato, mi permettano di usare della maggiore cortesia verso le Signorie Loro, ricusando uno schiarimento che ridurrebbe a troppo piccole proporzioni il loro ufficio cavalleresco!—

Il luogotenente Schwabe stette un momento sopra di sè; volse un'occhiata al compagno, come per interrogarlo, e n'ebbe in risposta un cenno del capo, che voleva dirgli:—fate voi.—Allora il bravo luogotenente, non volendo abbandonar così presto il terreno su cui si era piantato da principio, rispose in questa forma a Gino Malatesti:

—Signor conte, noi intendiamo benissimo le ragioni che la muovono. Esse sono delicate, come la quistione per cui siamo venuti. Ma noi ci terremo fortunati, lo creda, assai fortunati, se per uno schiarimento necessario da amico ad amico Ella penserà di essere, non già davanti a padrini, ma bensì ad amici comuni.

—Grazie!—replicò il conte Gino.—È doloroso per me di non poter approfittare di un'offerta così gentile e così gentilmente espressa. Vogliano dire al signor barone De Wincsel che la sua domanda, toccando il diritto mio di esser freddo, o triste, o di umor nero alle mie ore, io, conscio di non aver mancato a nessun dovere di gentiluomo, la considero… inopportuna.—

Il luogotenente si strinse nelle spalle e chinò la testa, come un uomo persuaso di aver fatto quanto era nel poter suo e perciò di non aver nulla a rimproverarsi.

—Quando è così,—diss'egli, alzandosi,—noi non abbiamo più, signor conte, che a domandarle….

—I nomi de' miei rappresentanti, non è vero?—disse Gino per risparmiargli la fatica.

—Sì, signor conte.