—Ah, padre mio!—esclamò egli.—L'ordine! A che serve, quando l'amore non c'è?
—Serve a mantenere il rispetto;—rispose il conte Jacopo.—Serve a far sentire presente e vigilante l'autorità del marito, per i giorni in cui potrebbe essere sconosciuta. Non sono stato severo coi miei figli, che per vederli alla lor volta severi con gli altri. La vita è una catena di doveri, e guai se un anello si rompe!—
Gino era tuttavia con suo padre, quando capitarono i suoi padrini a cercarlo.
—Falli entrar qua;—disse il conte Jacopo.—Non c'è niente di male, che senta anch'io quello che hanno combinato.—
I due padrini furono introdotti, e parvero alquanto impacciati alla presenza del vecchio.
—Parlate liberamente, amici miei;—disse Gino.—Mio padre sa tutto, e ciò che noi facciamo ha la sua approvazione.
—Egregiamente!—risposero quelli.—Ma in verità faremo assai poco.
—Perchè? Non vi ho io dato i più larghi poteri?
—Non abbiamo avuto occasione di usarne. È accaduto un fatto nuovo, un fatto strano, che rimanda il tuo duello ad altro tempo, e fors'anche alle calende greche.
—Qual fatto?—gridò Gino.