—Or ora te lo spiegheranno i padrini del barone De Wincsel, che sono venuti con noi, e che aspettano là, nel salotto.

—Questa è nuova!—disse Gino.—Che ho io da fare con loro, dopo averli messi in relazione con voi altri?

—È sempre il fatto nuovo, il fatto strano, che ti abbiamo detto poc'anzi. Una novità ne chiama un'altra. Il barone De Wincsel è agli arresti, e i suoi padrini si credono in dovere di mettersi a tua disposizione. Vuoi riceverli, dobbiamo risponder noi per te?—

Gino interrogò con lo sguardo suo padre.

—Va,—gli disse il conte Jacopo.—S'intende che se quei signori sono tanto cortesi per mettersi a tua disposizione, tu, che non hai nulla con loro, non puoi accettare un'offerta così generosa. Aspetterai che il barone De Wincsel sia libero, per essere allora, come eri oggi, a disposizione sua. Non era egli lo sfidatore?

—Certamente.

—Ebbene, la cosa è chiarissima. Tu gli fai una grazia, rinunziando al tuo diritto di non rimanere più di quarantott'ore impegnato. Va dunque, e rispondi in questo senso.—

Gino ammirò la dottrina cavalleresca di suo padre, e pensò che si giudicano male gli uomini, non badando che agli usi della loro vecchiaia. Il conte Jacopo era stato a' suoi tempi un cavaliere inappuntabile, i cui pareri, in materia d'onore, facevano testo.

Così preparato, il conte Gino entrò nel salotto, insieme co' suoi padrini. Il luogotenente Schwabe e il marchesino Frassinori salutarono assai gravemente, e il primo di essi espose il rammarico di tutti e due per ciò che era accaduto. Andati a vedere il barone De Wincsel, per riferirgli tutto ciò che era stato concertato coi padrini del conte Malatesti, avevano trovato un suo biglietto, e gran mercè che gli fosse stato consentito di scriverlo. Il barone De Wincsel era agli arresti in Cittadella, nientemeno; non sapeva il perchè di quell'ordine, e dalla scelta del luogo in cui lo mandavano, capiva che non sarebbe stato affare di poco. Così andavano a monte le pratiche da essi incominciate, per condurre i due gentiluomini sul terreno; ma perchè il signor conte Malatesti era stato incomodato dai padrini del barone De Wincsel, essi credevano obbligo loro di mettersi a disposizione sua.

—Si sostituiscono al loro primo?—chiese il conte Gino, volendo averne l'intiero.