—No, signor conte, non è in poter nostro;—rispose il luogotenente Schwabe.—Il nostro primo è impedito da forza maggiore; noi siamo venuti a dargliene avviso, disposti a pagare per lui, se a Lei dispiace di essere stato incomodato per nulla.
—Grazie!—disse Gino Malatesti.—Se io fossi lo sfidatore, non dovrei accettare un simile atto di generosità; non lo accetterò, essendo lo sfidato. Diranno al barone De Wincsel, quando avranno modo di vederlo, che io non approfitterò contro di lui, del termine che l'uso cavalleresco mi concede, e mi terrò sempre a' suoi ordini.
—Ella è, signor conte, molto più generoso di noi;—rispose il luogotenente Schwabe.—Offrirci era il nostro dovere, grato e pericoloso dovere, poichè all'onore d'incrociare la spada con Lei avremmo dovuto associar l'obbligo di non attaccar mai, ed Ella sa che si sta male, non uscendo mai dalla difesa. Ella, per contro, non avrebbe nessun obbligo di aspettare il nostro primo oltre il limite stabilito dagli usi. Mi conceda la sua amicizia, La prego.—
Gino Malatesti stese la mano al signor Schwabe, pensando che quello straniero era molto assennato ed anche molto gentile. Tutti così, del resto, quei signori del Settentrione, quando dimenticavano di essere conquistatori e guardiani. Sicuramente li vedeva con que' medesimi occhi il Niccolini, quando diceva di loro:
/# Ripassin l'Alpe e tornerem fratelli. #/
Quanto al marchesino Frassinori non era necessaria tanta abbondanza di cortesi parole. Gino Malatesti non lo poteva soffrire, per una di quelle antipatie naturali, che la diversità di carattere fa nascere tra persone del medesimo ceto; antipatie profonde, che raramente scoppiano in una violenta contesa, e che, non iscoppiando, permettono spesso il saluto, e qualche volta una stretta di mano. La civiltà, rendendola comune, ha guastato anche questa bella testimonianza di una leale amicizia.
Partiti quei due, e ringraziati i suoi rappresentanti, Gino ritornò da suo padre, per raccontargli come fosse finita la cosa. Il conte Jacopo udì ed approvò. Quello era il giorno delle approvazioni. Forse nel cuore di quel padre era entrato un po' di rimorso? Potrebbe essere; ma in questo caso il rimorso non nuoceva punto all'egoismo, poichè ad ogni modo il pericolo di un'alleanza borghese era stato scansato. Al conte Jacopo premeva frattanto che l'autorità maritale non fosse indebolita, e l'improvviso arresto del barone De Wincsel gli pareva un altro tiro della marchesa Baldovini contro la dignità di suo figlio. Le donne per solito, capiscono poco certe necessità della vita, e soddisfatte di aver messo ostacolo ad un fatto che loro dispiaccia, non badano se quell'ostacolo nuoce alla riputazione di qualcheduno, non badano se può aver conseguenze anche più gravi di quelle che esse hanno saputo evitare. Ora, arrestato il De Wincsel, non c'era il pericolo che la malignità della gente attribuisse il colpo alla famiglia di Gino Malatesti? a lui, per esempio, a lui, conte Jacopo, facilmente creduto troppo tenero della pelle di suo figlio, e poco o punto dell'onore di lui?
Vide questo, il conte Jacopo, e perciò non poteva esser quieto. Inoltre, restava l'obbligo che il suo Gino facesse la pace con sua moglie. Brutta pace, in quelle condizioni turbate, e sotto l'impressione della vittoria di Polissena Baldovini! Doveva dunque farsi, quella pace, col sacrifizio della dignità di Gino?
La contessa Elena, per buona sorte, avea fatto sapere che sarebbe rimasta a pranzo dai suoi parenti. Era il momento buono per ferire un gran colpo.
—Lasciami pensare cinque minuti;—aveva detto il conte Jacopo a suo figlio.