—Sta bene; avrò il tempo di dirgli una parola.—Ciò detto, salì le scale e fece passare al ministro il suo biglietto di visita. Due minuti dopo, egli e suo figlio erano introdotti dal salotto nello studio, e, mentre essi entravano da una parte. Sua Eccellenza appariva con atto premuroso da un'altra.

—Conte! Quale fortuna?…

—Dite un dispiacere, Eccellenza, per cui vengo ad implorare il vostro patrocinio.

—Lasciatemi essere egoista e soggiungere che il vostro dispiacere è una fortuna per me. In tutto ciò che un uomo può per un altro, abbiatemi per vostro servitore.

—Tutto ciò che potete, Eccellenza!—esclamò il conte Jacopo.—Io non vi demanderò certamente di più. E senz'altri preamboli….

—Consentite, caro conte, che ne faccia uno io,—interruppe il ministro,—pregandovi di lasciare l'Eccellenza in disparte. Rammento che fummo amici, e che voi mi chiamavate Paolo, senz'altro. Quali ragioni ci abbiano raffreddati, io non so; voglio credere che sia avvenuto per qualche error mio, troppo aiutato in voi da un sentimento di alterezza, che ho sempre ammirato. L'uso del potere, come ho dovuto sperimentare in altri, riesce a guastare i migliori caratteri, e forse ha guastato anche il mio. Ma siamo ancora gli amici d'una volta, non è vero?—soggiunse il ministro, prendendo amorevolmente la mano del conte Jacopo.—Voi stesso lo avete capito così bene, che siete venuto da me, in un momento di bisogno, come io sarei venuto da voi. Questo volevo dirvi, di questo volevo ringraziarvi. Ed ora, mio vecchio amico, parlate.—

Il conte Jacopo, s'inchinò, commosso, e strinse ripetutamente la mano del ministro.

—Prima di tutto,—diss'egli poscia,—vogliate rispondere ad una mia domanda. Il barone De Wincsel è agli arresti per la sfida mandata a mio figlio?—

Il ministro rimase un istante perplesso, o finse di esserlo; quindi, mostrando di vincere una sua ripugnanza, rispose:

—Mettete che sia così.