—Ebbene,—ripigliò il conte Jacopo,—io vi domando la sua liberazione. Spero che intenderete il perchè della domanda, della preghiera che vi faccio. Non si ha da dire in Modena, e neanche da sospettare, che un Malatesti abbia sfuggito il pericolo di un duello, mandando agli arresti il suo avversario.
—Nessuno lo dirà:—osservò il ministro.—Se qualcuno lo dicesse, non lo crederebbe nessuno.
—Grazie;—rispose il vecchio Malatesti.—Ma ad ogni modo, per la tranquillità dell'animo mio, ve ne prego…
—Ahimè, Jacopo!—esclamò il ministro, con accento di sommo rammarico.—La prima cosa che mi chiedete è appunto quella che io non posso concedervi, e per due distinte ragioni.
—Due ragioni!—ripetè il conte Jacopo.
—Sì, due! La prima è questa, che impegnerebbe anche uno più potente di me, come a dirvi Sua Altezza Serenissima. Ho data una parola; e a questa non si manca.
—È strano!—esclamò il conte Jacopo.—E chi può aver chiesto a voi una parola simile, in cosa che risguarda mio figlio?
—Quando io ve lo dicessi, il fatto non si muterebbe per ciò.
—Sia;—riprese il vecchio Malatesti, intendendo di essere andato troppo oltre.—Ma gli arresti del barone De Wincsel non vorranno mica essere eterni. Quando egli escirà….
—Il barone escirà per sottomettersi ad un arbitrato, e chiedere scusa al conte Gino, o per ritornarsene a Vienna;—rispose il ministro.—Per questo sono già avviate le pratiche opportune.