—Volete parlare del suo confine a Querciola?—interruppe il ministro.—Ahimè! Quella è stata una dolorosa necessità dell'ufficio. Ma egli non mi serba rancore d'una pena, che fu del resto leggerissima e non lascerà traccia nella sua vita di cittadino. Essa era del resto diretta, anzi che a punir lui, a tenere in rispetto certi altri spiriti impazienti, che avrebbero potuto comprometterlo.—
Impazienti! Aveva proprio detto impazienti! Gino raccolse quel mite aggettivo e lo messe accanto alle altre concessioni di Sua Eccellenza. Ma che diavolo era quel signor ministro? Fiutava i tempi, o era, dentro la sua conchiglia ufficiale, una perla d'uomo e di cittadino?
Comunque s'avesse a giudicare di ciò, il nostro Gino non istette alle mosse.
—Se mio padre permette, Eccellenza,—entrò a dire gli timidamente,—bramerei di aggiunger io qualche cosa.
—Vostro padre mi farà questa grazia;—rispose con la sua amabilità singolare il ministro.—Parlate, signor conte, parlate pure liberamente, come fareste ad un amico.
—Ho veramente bisogno di questa libertà e di questo incoraggiamento benevolo;—disse Gino Malatesti.—Vostra Eccellenza ha toccato poc'anzi del confine a cui sono stato condannato. Non mi lagnai da principio della pena che mi fu inflitta, riconoscendo di averla meritata; non me ne lagnerò mai, ricordando che nel mio luogo di pena ebbi accoglienze più che ospitali, fraterne.
—Lo so;—disse il ministro.
—Orbene, io debbo aggiungere che lassù, alle falde del Cimone, non rattenni la lingua, ricaddi in quel fallo che mi aveva già meritata la prima punizione.
—Anche questo mi è noto;—rispose il ministro.—Ho letto di certa gita ad un lago, e del nome che qualcheduno ha voluto imporre ad una piccola barca. Troppo piccola, invero, me lo vorrete concedere;—soggiunse egli, sorridendo;—troppo piccola, per portare una così grande fortuna!
—Lo riconosco. Eccellenza;—disse Gino umilmente.—Ma non voglia dimenticare che il qualcheduno son io. E se l'inchiesta non ha messo in chiaro questo punto, è mio obbligo di gentiluomo, anzi meglio, di galantuomo, dichiararmi colpevole di ciò, come di tutto l'altro che può essere spiaciuto al governo.