—A quel che vedo,—disse il ministro, sempre con quel suo sorriso sul labbro,—voi vorreste, conte, andare nuovamente a confine. Ma badate, stavolta, essendo recidivo, potrebbe toccarvi di peggio.

—Sia quel che si vuole, Eccellenza, purchè per il reo non siano condannati gli innocenti. Dio santo!—continuò Gino, animandosi.—Avevo già argomento di credere che nessuno sarebbe stato molestato per una colpa mia, tutta mia, ed oggi son costretto a temere da capo.

—Perchè?—disse il ministro, aggrottando le ciglia.—Chi e che cosa ha potuto farvi credere che si vogliano colpire persone innocenti, se di innocenti si tratta?

—Ma…. veramente….—balbettò Gino, non volendo proferire il nome della marchesa Polissena.—Non mi domandi Vostra Eccellenza come io lo so; pensi soltanto che me lo han fatto creder possibile.

—Vi han fatto credere una cosa…. assai dura per me;—rispose gravemente il ministro.—Certo, un'inchiesta è stata fatta. Era obbligo dell'autorità il farla, come sarebbe obbligo mio di appurare i fatti, e di condur le cose fino ad un processo, non per colpire innocenti, ma per mettere in chiaro la verità e dare ad ognuno il suo. Ma questo, come è legalmente giusto, sarebbe prudente del pari? Eccovi il dubbio, che mi ha trattenuto finora…. e che mi tratterrà certamente dell'altro. La politica è scienza ed arte; vostro padre, esperto com'è delle cose del mondo, può dirvi quante transazioni e compromessi ella consigli e richieda.

—Vostra Eccellenza ha una bell'anima;—gridò Gino, usando spontaneamente l'artifizio di chi vuole ad ogni costo ottenere una grazia.—Mi ha mostrato or ora i suoi dubbi; faccia un atto di carità, mi rimandi con la certezza che i signori Guerri non saranno molestati.

—Vi premono molto!

—Sì;—rispose Gino.—Il primo e il vero colpevole son io; è dunque un sentimento di onestà che deve muovermi a pregare per essi Vostra Eccellenza.

—Aggiungete alle sue preghiere le mie;—disse il vecchio Malatesti.—Mio figlio, nella sua impazienza giovanile, ha prevenuto il mio pensiero. Preme anche a me, Paolo, preme a me più che a lui, che i signori Guerri di Fiumalbo, ospiti e amici di Gino, non abbiano a pentirsi della loro cortesia, della loro liberalità, verso un conte Malatesti. Contentate un padre, mio buon Paolo!—soggiunse il vecchio, con accento supplichevole.—Contentate un padre, che ha già troppe ragioni di rammaricarsi del male che ha fatto.—

Il ministro guardò con aria di stupore quel vecchio gentiluomo, che gli apriva con tanta schiettezza il suo cuore.