—Strano!—esclamò Polissena.—Mi avevate pur detto!…

—Ho detto, sì, e ho detto male;—rispose il ministro.—Ora, con piena cognizione di causa, vi dico che non si può.

—Non si può! Non si può!—ripetè la marchesa,—Ma che ministro siete voi dunque?

—Un ministro come tanti altri del secolo decimonono;—replicò pacatamente il marchese Paolo.—Il potere è assoluto di nome, ma non lo è ugualmente di fatto. Il secolo agisce come l'aria, come l'etere, è qualche cosa d'invisibile, d'impalpabile, che s'infiltra da per tutto, e non ci lascia godere le beatitudini del vuoto.

—Non mi parlavate così questa mane!—notò Polissena.—Sopra tutto,—-soggiunse con accento di amarezza,—non mi parlavate così l'anno scorso, al mio ritorno dai bagni di Lucca. Ma allora… ma allora!…

—Ebbene, che significa questo allora? Vi preparate, marchesa, a dirmi una cosa spiacevole e non vera, credendomi capace di prometter prima, per non mantener dopo! Via, siate giusta, Polissena, ed ascoltatemi. Sono il vostro buon servitore, voglio esserlo fino a tanto non vi prenda fastidio di questi capegli che incominciano a brizzolarsi maledettamente. Ma l'impossibile non si dee domandare a nessuno. Vi ho detto allora che si poteva fare un processo di ribellione ai Guerri, e, fidandomi di una prima impressione, su cui non ero più ritornato col pensiero, mi sono lasciato sfuggire qualche altra parola poco misurata, stamane. Ma ci ho pensato, quando voi siete partita; ho voluto rileggere quella benedetta inchiesta, e mi sono facilmente avveduto che non c'era nulla di grave, che si sarebbe commessa un'ingiustizia, a voler separare la causa dei Guerri da quella del conte Gino. Ora, le ingiustizie, o presto o tardi, si pagano; ve lo assicuro io, si pagano, anche quando la coscienza e l'intenzione del male mancassero. Vedete un po'! Ed io che ero tanto felice di non dover più pensare a quell'episodio di Fiumalbo!…

—Perchè allora ci siete ritornato stamane?—domandò la marchesa.

—Per non contrariarvi, Polissena, per calmarvi, in un momento difficile. Stamane, in verità, non ci vedevate più lume. Siete bella anche quando siete in collera; ma io vi amo meglio quando siete di buon umore. Ho tanto bisogno di pace! Via, siate buona, marchesa! E se volete ancora servirvi di me nel futuro, per quanto potrà durare il futuro di un ministro, non guastate la mia autorità nel suo principio, nella sua base, che è come dire nella mia stessa coscienza.—

Il ministro aveva proferita l'ultima frase col piglio di un uomo che non ha altro da aggiungere. «Ho detto» esclamavano in questo caso gli antichi oratori.

Polissena indovinò il salmo dell'antifona, ed abbassò prontamente le ali. Non poteva sperar nulla per le sue vendette da Paolo, poichè in lui il ministro prendeva il posto dell'amico. Pazienza, mia bella signora, pazienza! Non si ha tutto quel che si vuole, in questo povero mondo.