Un'ora dopo capitò il conte Gino, ed era, per caso insolito, accompagnato da suo padre. Al conte Jacopo, se non al figliuol suo, bisognava fare buon viso, e la marchesa Baldovini fece di necessità virtù.
—Ho sentito di qualche malinconia tra i nostri figliuoli;—disse il conte Jacopo, entrando risolutamente in materia.—Spero bene che la nube sarà dissipata. È questo il mio vivo desiderio, e risponde anche al vostro interesse, marchesa.
—Al mio?—esclamò Polissena.—In che modo?
—In questo, che voi non dovete fare uno scandalo, per una scioccheria.
—Non vedo come potrebbe nascere uno scandalo;—replicò Polissena, che le ultime parole del ministro avevano già ridotta agli estremi della sua resistenza.—Vostro figlio avrebbe voluto farne uno, battendosi col barone De Wincsel. Ma per fortuna ci si è messo riparo.
—E sta bene;—disse il conte Jacopo.—Anch'io, senza ammirar troppo l'espediente, lo accetto negli utili.
—Vorrete almeno desiderare con me che queste scene non si ripetano;—ribattè la marchesa.
—Figuratevi!—esclamò il vecchio Malatesti.—Spero anch'io che non si ripeteranno, perchè voi dal canto vostro consiglierete la vostra figliuola a non darne occasione. Elena è una cara donnina, a cui vogliamo tutti un gran bene; ma è giovane, ed ha bisogno di consigli. Ella, del resto, non ha ancora guadagnato il privilegio di fare a modo suo.
—Che cosa intendereste di dire?
—Solamente questo, che la gaia vita delle feste e dei ricevimenti, con tutti i pericoli che ne derivano, si può e si deve rimandarla ad altro tempo; a quel giorno, che arriva pur troppo, e per tutte, in cui le ebbrezze son dissipate, ma almeno la famiglia è assicurata. Non è strettamente morale, ciò ch'io vi dico;—soggiunse il vecchio gentiluomo.—Ahimè! riconosciamo pure che non lo è niente affatto. Ma è secondo gli usi antichi delle grandi famiglie: e questi usi, nella corruzione generale, avevano la loro parte buona. Conserviamo almeno questa parte, marchesa.—