La bella Polissena non fu tarda a conoscere «il velen dell'argomento» come lo avrebbe chiamato il ministro, nella sua smania recente di citazioni dantesche. Ed anche davanti al vecchio Malatesti, la madre furibonda di Elena dovette abbassar le ali e tacere.

Il conte Gino, quella sera, ricondusse a casa sua moglie. Nè si parlò tra di loro di ciò che era avvenuto; nè fu più occasione di tornarvi poi. Del barone De Wincsel nessuna notizia per tutta la settimana. Si seppe più tardi che egli era escito dagli arresti, per ritornarsene a Vienna. Così procedevano allora le cose, nei felicissimi Stati di Modena, Massa, Carrara e Guastalla.

In que' giorni la fanciulla dei Guerri era già ritornata alle Vaie; triste, non rassegnata, ma calma; così calma, da ingannare i suoi, che la videro perfino sorridere. Aveva tante cose da raccontare di Modena! La cuginetta era graziosa, amorosa, veramente carina. Ben presto l'avrebbero veduta anche loro, poichè nel finir della primavera sarebbe venuta a conoscere i suoi nuovi parenti delle Vaie.

Il cugino Ruggero non era meno felice della sposa; e sicuramente doveva esser felice, poichè aveva fatto un'ottima scelta. Buonissima famiglia, quei Campolonghi; ricchi, senza orgoglio di gente nuova, e assai benveduti in città; nel complesso, adunque, un matrimonio eccellente. Si erano fatte gran feste; si era stati allegri; essa, la montanara, non aveva ballato, perchè il ballo non le piaceva, ma aveva preso parte alle gioie degli altri, ed era stata perfino a teatro.

Nessuno le domandò se avesse anche veduto il conte Gino Malatesti.

La povera fanciulla non versò la piena del suo dolore che ai piedi del confessore, del buono e compassionevole Don Pietro.

—Figlia mia!—esclamò egli.—Ve lo avevo pur detto! Perchè andare laggiù?

—Ebbene, che c'è di male?—replicò la fanciulla.—L'ho veduto, e son qua, più forte a soffrire, che non mi sentissi da prima. Essa è bella, padre mio, molto bella; ma egli è infelice. Gli ho perdonato; pregheremo per lui.—

Capitolo XVIII.

Per l'Italia.